Topolo è sereno.
Non è una cosa che dico con leggerezza, anche lui ha i suoi alti e bassi aggravati dal fatto che nonostante i suoi 9 anni scarsi ha una sensibilità che nei periodi peggiori sfocia in fragilità e che si esprime principalmente quando la sua mamma-scudo non c'è. In modo pessimo, sempre. E inaspettato, anche per lui.
Ma è dallo scorso Natale che vive in una dimensione particolarmente positiva, nell'ultimo mese poi il filotto festa di carnevale-tanti weekend con mamma-tanti bei voti a scuola-la raccolta delle figurine dei calciatori come i suoi compagni-la gita a Torino-la zia+cugina che passano la giornata con noi a Milano nei luoghi che lui sceglie-la nonna che viene a trovarci lo hanno messo in una buonissima condizione.
Si vede fuori e si vede a casa.
Perchè se è sereno accetta di crescere.
Quando si sente fragile lo rifiuta.
Crescere in questo momento per lui significa "faccio io", che non è il "faccio da solo" dei 3-5 anni che ti si incastra sempre quando hai fretta, quando non puoi permettergli di fare da solo, quando fare da solo significa che poi tu devi pulire e mettere a posto.
E' un "faccio io" a valore aggiunto.
"Ti devo guardare i compiti?" "No, mamma stai tranquilla".
"Ti aiuto a ripassare geografia?" "No no, ho già fatto" (e mi torna a casa con un "molto preparato" che lo inorgoglisce a dismisura perchè è tutto suo).
"Fede, non mi sento bene, ti dispiace se mi metto sul divano?" "No no, quando finisco di mangiare vengo a farti compagnia"e naturalmente prima di raggiungermi sparecchia.
"Io preparo la pizza, tu occupati delle borse della piscina" "Va bene, faccio anche la lavatrice?".
"Nonna, la so io la strada, non preoccuparti".
Ogni risposta così a me stringe il cuore. E' come se lo vedessi a poco a poco corrodere il vero "cordone ombelicale" che ci unisce da quando è nato.
Ma dato che il periodo è buono, spingo sull'acceleratore.
Gli ho tolto la sponda del letto (non ne aveva bisogno da mo' ma rifiutava di toglierla e il fatto che fosse montata nel lettino scoraggiava me); in cambio diventa più facile sdraiarmi accanto a lui per coccole e confidenze. E tirarlo giù dal letto la mattina!
Per attraversare la strada comanda lui, io mi fermo sul marciapiede e aspetto.
La luce prima di dormire la spegne lui quando ha finito di leggere.
E ogni tanto mi fermo ad osservarlo: chi è questo "uomino"? Che fine ha fatto il mio bambino?
Naturalmente la strada da fare è ancora lunga, ma io - che fino a ieri ero preoccupata per la sua autostima e indipendenza - comincio un po' a tirare fiato, a vedere i primi risultati di un percorso.
Intendiamoci, non è pronto ad uscire di casa anzi, in questo momento quando si pensa grande mi chiede "ma tu dove sarai?".
E continua ad avere le sue paturnie, le sue paure, la sua voglia di giocare sempre e comunque.
E continua a sorridere nel cuore della notte quando gli lascio una carezza e un bacio, proprio come faceva da neonato.
"Te ne do abbastanza di baci secondo te?" e mi sorride con la faccia di un gatto che fa le fusa.
"Slipping through my fingers all the time
I try to capture every minute
The feeling in it
Slipping through my fingers all the time
Do I really see what's in his mind
Each time I think I'm close to know it
He keeps on growing
Sometimes I wish that I could freeze the picture
And save it from the funny tricks of time"
Faccio le mie fotografie, le salvo in cloud e nell'archivio dell'anima.
P.S. C'è un motivo se non riesco a vedere "Mamma mia" più di una volta all'anno...
project manager e jolly aziendale per vocazione, mammagatta di uno splendido topolo, cantante a tempo sparso e knitter per insonnia
Visualizzazione post con etichetta famiglia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta famiglia. Mostra tutti i post
mercoledì 4 marzo 2015
lunedì 19 maggio 2014
PICCOLI EROI, GRANDI ESEMPI
Tra le tante facce che ho, ce n'è una che mi caratterizza abbastanza: mi piace il calcio e tifo Inter.
Tifo Inter da interista, soffrendo spesso, esultando poco e sempre con una certa signorilità, chiudendomi nel mutismo più assoluto di fronte a certi pareggi incomprensibili e ripassando almeno una volta a settimana a memoria la formazione del Triplete (in quanto ultima significativa)... e qui mi fermo, ma se vi è mai capitato di leggere i libri "interisti" di Beppe Severgnini, sappiate che mi ci riconosco per un buon 90%.
Questo per me e per l'Inter è stato un anno di transizione, per me perchè quest'anno il Topolo ha "battezzato" lo stadio diventando ufficialmente calciofilo, per l'Inter perchè ieri si è chiusa un'era, chiamarlo ciclo è riduttivo.
Io questi ultimi 8 anni me li ricordo bene, dal derby dell'11 dicembre 2005 vinto 3-2: avevo la pancia di 5 mesi e dalla (mia) agitazione Fede aveva fatto i salti tutta la notte!
Non mi interessa parlare di calciopoli, non voglio sapere chi ha ragione o chi ha torto.
Voglio solo ricordare.
Ricordare che dopo anni passati a soffrire indicibilmente, a perdere ad un soffio o a pareggiare per 6 o 7 partite di fila, finalmente si ricominciò ad avere qualche soddisfazione.
Ricordo partite viste allattando, urla soffocate per il gol fatto perchè di là il bimbo dorme, sfilate in centro a fine campionato con passeggino.
Si perchè questo ciclo per me è stato segnato dai primi 8 anni di vita di mio figlio.
La sua prima maglia fu quella di Figo, la seconda quella di Zanetti.
Aveva il ciuccio dell'Inter, la palla dell'Inter, la bicicletta dell'Inter.
Aveva il poster di Eto'o in camera a grandezza naturale (ha avuto anche quello di Ibra per un po', ma lasciamo stare che' era ancora piccolo e se n'è dimenticato).
E sono contento di averlo portato allo stadio proprio quest'anno, proprio alla fine di questo ciclo perchè il ricordo gli rimarrà.
Gli rimarrà il ricordo dei giocatori che gli ho raccontato io, di quelli che mi hanno conquistato.
E non perchè fossero i più forti o tecnicamente i migliori, ma perchè sono stati i più generosi.
JulioCesarLucioSamuelMaiconChivuZanettiCambiassoSneijderPandevEto'oMilito, la formazione di quella notte a mo' di rosario per non dimenticare, per non dimenticare la gioia del Capitano che alzava la Coppa, per non dimenticare le lacrime di Materazzi e di Mou nel tunnel.
Per non dimenticare che quella stessa notte alle 4 del mattino avrei voluto svegliare il Frugolo per portarlo allo stadio a festeggiare perchè una cosa così da interista chissà quanto dovrà aspettare per vederla ancora...
Perchè noi interisti siamo così, esultiamo rimanendo con i piedi per terra.
E ieri tutto questo è finito, è finito per me con le lacrime di Cambiasso sotto la curva ospiti del Bentegodi: questo presidente gli ha negato anche il saluto di San Siro comunicandogli che non gli avrebbe rinnovato il contratto durante la settimana e non la settimana prima quando avrebbe potuto condividere la festa del suo grande amico Zanetti.
Thohir, così non si fa: sappi che all'Inter conta più l'orgoglio di squadra delle vincite. Fa molto calcio antico, ma a noi interisti piace così.
E così questo sarà l'anno in cui all'Inter è finito il ciclo, ma io ho avuto la possibilità di far vedere a Fede dal vivo Samuel, Cambiasso, Milito e Zanetti: 4 calciatori che si identificavano nella maglia che portavano, che potevano perderle tutte ma non il derby, che correvano sputando polmoni per poi calciare la cosa più brutta che avessi mai visto ma solo perchè non ne avevano più.
Di loro non si è mai parlato sui giornali di "chiacchiere", mai uno scandalo, mai una macchia, mai una parola fuori posto. Forse qualche fallo un po' più cattivo, ma in fin dei conti il calcio è uno sport "maschio" come ci insegnava il buon Hodgson.
Non twittano nemmeno.
Però io non li dimenticherò mai proprio perchè "non" sono stati: in questo calcio fatto solo di soldi e di compravendita di gambe, loro sono stati una squadra e i tifosi a far squadra con loro.
Io voglio credere nel new deal neroazzurro, voglio sperare che torni qualcuno a farci sognare, ma la domanda che si fanno tutti gli interisti oggi è "chi sarà il capitano il prossimo anno?", chi avrà la forza di reggere il peso di cotanto spogliatoio pieno di echi e fantasmi?
In attesa della risposta mi salvo dal sito dell'Inter le foto ufficiali di domenica e voglio chiudere così.
(foto dal sito www.inter.it)
Tifo Inter da interista, soffrendo spesso, esultando poco e sempre con una certa signorilità, chiudendomi nel mutismo più assoluto di fronte a certi pareggi incomprensibili e ripassando almeno una volta a settimana a memoria la formazione del Triplete (in quanto ultima significativa)... e qui mi fermo, ma se vi è mai capitato di leggere i libri "interisti" di Beppe Severgnini, sappiate che mi ci riconosco per un buon 90%.
Questo per me e per l'Inter è stato un anno di transizione, per me perchè quest'anno il Topolo ha "battezzato" lo stadio diventando ufficialmente calciofilo, per l'Inter perchè ieri si è chiusa un'era, chiamarlo ciclo è riduttivo.
Io questi ultimi 8 anni me li ricordo bene, dal derby dell'11 dicembre 2005 vinto 3-2: avevo la pancia di 5 mesi e dalla (mia) agitazione Fede aveva fatto i salti tutta la notte!
Non mi interessa parlare di calciopoli, non voglio sapere chi ha ragione o chi ha torto.
Voglio solo ricordare.
Ricordare che dopo anni passati a soffrire indicibilmente, a perdere ad un soffio o a pareggiare per 6 o 7 partite di fila, finalmente si ricominciò ad avere qualche soddisfazione.
Ricordo partite viste allattando, urla soffocate per il gol fatto perchè di là il bimbo dorme, sfilate in centro a fine campionato con passeggino.
Si perchè questo ciclo per me è stato segnato dai primi 8 anni di vita di mio figlio.
La sua prima maglia fu quella di Figo, la seconda quella di Zanetti.
Aveva il ciuccio dell'Inter, la palla dell'Inter, la bicicletta dell'Inter.
Aveva il poster di Eto'o in camera a grandezza naturale (ha avuto anche quello di Ibra per un po', ma lasciamo stare che' era ancora piccolo e se n'è dimenticato).
E sono contento di averlo portato allo stadio proprio quest'anno, proprio alla fine di questo ciclo perchè il ricordo gli rimarrà.
Gli rimarrà il ricordo dei giocatori che gli ho raccontato io, di quelli che mi hanno conquistato.
E non perchè fossero i più forti o tecnicamente i migliori, ma perchè sono stati i più generosi.
JulioCesarLucioSamuelMaiconChivuZanettiCambiassoSneijderPandevEto'oMilito, la formazione di quella notte a mo' di rosario per non dimenticare, per non dimenticare la gioia del Capitano che alzava la Coppa, per non dimenticare le lacrime di Materazzi e di Mou nel tunnel.
Per non dimenticare che quella stessa notte alle 4 del mattino avrei voluto svegliare il Frugolo per portarlo allo stadio a festeggiare perchè una cosa così da interista chissà quanto dovrà aspettare per vederla ancora...
Perchè noi interisti siamo così, esultiamo rimanendo con i piedi per terra.
E ieri tutto questo è finito, è finito per me con le lacrime di Cambiasso sotto la curva ospiti del Bentegodi: questo presidente gli ha negato anche il saluto di San Siro comunicandogli che non gli avrebbe rinnovato il contratto durante la settimana e non la settimana prima quando avrebbe potuto condividere la festa del suo grande amico Zanetti.
Thohir, così non si fa: sappi che all'Inter conta più l'orgoglio di squadra delle vincite. Fa molto calcio antico, ma a noi interisti piace così.
E così questo sarà l'anno in cui all'Inter è finito il ciclo, ma io ho avuto la possibilità di far vedere a Fede dal vivo Samuel, Cambiasso, Milito e Zanetti: 4 calciatori che si identificavano nella maglia che portavano, che potevano perderle tutte ma non il derby, che correvano sputando polmoni per poi calciare la cosa più brutta che avessi mai visto ma solo perchè non ne avevano più.
Di loro non si è mai parlato sui giornali di "chiacchiere", mai uno scandalo, mai una macchia, mai una parola fuori posto. Forse qualche fallo un po' più cattivo, ma in fin dei conti il calcio è uno sport "maschio" come ci insegnava il buon Hodgson.
Non twittano nemmeno.
Però io non li dimenticherò mai proprio perchè "non" sono stati: in questo calcio fatto solo di soldi e di compravendita di gambe, loro sono stati una squadra e i tifosi a far squadra con loro.
Io voglio credere nel new deal neroazzurro, voglio sperare che torni qualcuno a farci sognare, ma la domanda che si fanno tutti gli interisti oggi è "chi sarà il capitano il prossimo anno?", chi avrà la forza di reggere il peso di cotanto spogliatoio pieno di echi e fantasmi?
In attesa della risposta mi salvo dal sito dell'Inter le foto ufficiali di domenica e voglio chiudere così.
(foto dal sito www.inter.it)
lunedì 13 gennaio 2014
L'IMPORTANZA DI UN BARBAPAPA
Queste vacanze passate in famiglia mi hanno portato ad osservare da vicino alcune belle cose.
In particolare ho visto dei Papà.
La maestra del Topolo se mi vedesse scrivere un nome comune con una lettera maiuscola mi farebbe un bel segnaccio rosso, ma in questo caso "papà" non è proprio comune. Un bravo papà non è una cosa così comune.
Grazie a Dio di bravi papà ce ne sono tanti - io ho la fortuna di essere cresciuta senza sapere cosa fosse un papà non buono - ed è una condizione che prescinde dal fatto di essere sposati, conviventi, separati...
Un buon papà è difficile da descrivere, è più facile osservarli.
C'è il nonno-papà, che per me è fondamentale. Ripetendo i miei messaggi, rinforza la "papà" che c'è in me da un lato e racconta a Federico le stesse cose che raccontava a me quando ero bambina. E se lo porta dappertutto proprio come faceva con me. Solo quando sono con lui, faccio veramente la "mamma" - quella affettuosa e complice - perchè altrimenti mi tocca essere sempre ambivalente. Non l'ho mai visto respingere un bambino, nonostante sia all'apparenza burbero. Quando distribuiva formaggio grana ad ogni visita in negozio, facevano la fila dietro il bancone. Ho un'immagine ben fissa nella mia mente di circa 16 anni fa in cui teneva in braccio il figlio di un cugino di uno o due anni: sembrava che nella sua vita non ci fosse niente di più naturale.
C'è lo zio-papà, il depositario del sapere artigianale, l'uomo che sussurra ai cani, è zio a prescindere dalla generazione, è zio per tutti. Ed è proprio perchè è zio di tutti che è uno zio-papà. E' un catalizzatore di piccoli perchè con lui si sorride sempre. Lui fa gli scherzi ma riesce a rimanere serio e quindi i bimbi non capiscono mai se dice la verità o li prende in giro. Fino a quando gli sorridono gli occhi e il segreto è svelato.
C'è il cognato-papà, il papà che lavora. Dopo due mesi a Mantova, Fede si sbaglia ogni tanto e lo chiama papà come le cuginette. E' il papà che si aspetta di ritorno la sera per raccontargli le cose speciali che sono successe nella giornata. Per lui cambierebbe cognome. Forse anche casa. E non trascuriamo il fatto che è l'unico dottore di cui non ha mai avuto paura.
E fin qui tutto nei ranghi: figure di papà abbastanza tradizionali, sicuramente positive che forse fanno parte di un mondo un po' obsoleto, in cui il papà era un ruolo preciso, con responsabilità chiare, sfere educative specifiche.
Ma il mondo di oggi è diverso e fare il papà è una cosa diversa.
Il 2013 è stato un anno generoso con la mia famiglia allargata e ha portato ben 2 nuovi Gatti.
Ed è per questo che ho potuto osservare da vicino i miei due cugini - che ho visto crescere con me - che diventavano papà.
Per la precisione, uno lo diventava per la seconda volta. Ma per il più giovane era una novità.
Per questo ho visto due moderni papà all'opera.
Moderni perchè partecipativi senza ruolo: dare il latte, dare la pappa, cambiare pannolino. Si fa tutto! E magari per dare respiro alla mamma si mette giù il più piccolo che sta tranquillo per dare attenzione alla figlia più grande. Oppure si tiene il bimbo in braccio mangiando la pizza con l'altra mano, così una volta ogni tanto anche la mamma può mangiare usando le posate con tutte e due le mani.
Moderni perchè sono più attenti e ansiosi delle mamme! Perchè guai a mollare i loro figli se non in situazione di totale sicurezza e confort che non si sa mai! Sai l'ho sentito tossire, secondo me si sta svegliando, preparati perchè avrà fame, avrà caldo?, avrà freddo? Mi fanno tenerezza ma è chiaro che loro non hanno fatto tutta la pratica con le bambole che hanno invece fatto le loro compagne da piccole: è solo un problema di esperienza.
Moderni perchè non si fanno fermare da niente: una volta quando i bimbi erano piccoli, stavano a casa e le mamme con loro. Questi papà invece caricano in macchina tutto e tutti, fanno del monovolume l'auto più desiderata, conoscono a memoria le caratteristiche di tutti i seggiolini auto e praticano l'arte del caricamento bagagli in modo sublime: non importa dove si va ma si va tutti insieme! E prima le cose dei bambini e poi una borsina per noi. E se per lavoro devono andare da soli, non vedono l'ora di tornare a casa.
Loro non sono un'eccezione, di moderni "bravi papà" ne conosco davvero tanti. Guarda caso, tutti gli amici che ho sono degli ottimi esempi di "bravi papà".
Tranne uno. Quello che avrei voluto per lui.
Ma non è così grave: mi basta sapere che con il suo papà lui sta bene e si diverte.
Poi al resto ci penso io. Io e tutta la tribù di "bravi papà" di cui mi circondo.
Compreso Barbapapa.
In particolare ho visto dei Papà.
La maestra del Topolo se mi vedesse scrivere un nome comune con una lettera maiuscola mi farebbe un bel segnaccio rosso, ma in questo caso "papà" non è proprio comune. Un bravo papà non è una cosa così comune.
Grazie a Dio di bravi papà ce ne sono tanti - io ho la fortuna di essere cresciuta senza sapere cosa fosse un papà non buono - ed è una condizione che prescinde dal fatto di essere sposati, conviventi, separati...
Un buon papà è difficile da descrivere, è più facile osservarli.
C'è il nonno-papà, che per me è fondamentale. Ripetendo i miei messaggi, rinforza la "papà" che c'è in me da un lato e racconta a Federico le stesse cose che raccontava a me quando ero bambina. E se lo porta dappertutto proprio come faceva con me. Solo quando sono con lui, faccio veramente la "mamma" - quella affettuosa e complice - perchè altrimenti mi tocca essere sempre ambivalente. Non l'ho mai visto respingere un bambino, nonostante sia all'apparenza burbero. Quando distribuiva formaggio grana ad ogni visita in negozio, facevano la fila dietro il bancone. Ho un'immagine ben fissa nella mia mente di circa 16 anni fa in cui teneva in braccio il figlio di un cugino di uno o due anni: sembrava che nella sua vita non ci fosse niente di più naturale.
C'è lo zio-papà, il depositario del sapere artigianale, l'uomo che sussurra ai cani, è zio a prescindere dalla generazione, è zio per tutti. Ed è proprio perchè è zio di tutti che è uno zio-papà. E' un catalizzatore di piccoli perchè con lui si sorride sempre. Lui fa gli scherzi ma riesce a rimanere serio e quindi i bimbi non capiscono mai se dice la verità o li prende in giro. Fino a quando gli sorridono gli occhi e il segreto è svelato.
C'è il cognato-papà, il papà che lavora. Dopo due mesi a Mantova, Fede si sbaglia ogni tanto e lo chiama papà come le cuginette. E' il papà che si aspetta di ritorno la sera per raccontargli le cose speciali che sono successe nella giornata. Per lui cambierebbe cognome. Forse anche casa. E non trascuriamo il fatto che è l'unico dottore di cui non ha mai avuto paura.
E fin qui tutto nei ranghi: figure di papà abbastanza tradizionali, sicuramente positive che forse fanno parte di un mondo un po' obsoleto, in cui il papà era un ruolo preciso, con responsabilità chiare, sfere educative specifiche.
Ma il mondo di oggi è diverso e fare il papà è una cosa diversa.
Il 2013 è stato un anno generoso con la mia famiglia allargata e ha portato ben 2 nuovi Gatti.
Ed è per questo che ho potuto osservare da vicino i miei due cugini - che ho visto crescere con me - che diventavano papà.
Per la precisione, uno lo diventava per la seconda volta. Ma per il più giovane era una novità.
Per questo ho visto due moderni papà all'opera.
Moderni perchè partecipativi senza ruolo: dare il latte, dare la pappa, cambiare pannolino. Si fa tutto! E magari per dare respiro alla mamma si mette giù il più piccolo che sta tranquillo per dare attenzione alla figlia più grande. Oppure si tiene il bimbo in braccio mangiando la pizza con l'altra mano, così una volta ogni tanto anche la mamma può mangiare usando le posate con tutte e due le mani.
Moderni perchè sono più attenti e ansiosi delle mamme! Perchè guai a mollare i loro figli se non in situazione di totale sicurezza e confort che non si sa mai! Sai l'ho sentito tossire, secondo me si sta svegliando, preparati perchè avrà fame, avrà caldo?, avrà freddo? Mi fanno tenerezza ma è chiaro che loro non hanno fatto tutta la pratica con le bambole che hanno invece fatto le loro compagne da piccole: è solo un problema di esperienza.
Moderni perchè non si fanno fermare da niente: una volta quando i bimbi erano piccoli, stavano a casa e le mamme con loro. Questi papà invece caricano in macchina tutto e tutti, fanno del monovolume l'auto più desiderata, conoscono a memoria le caratteristiche di tutti i seggiolini auto e praticano l'arte del caricamento bagagli in modo sublime: non importa dove si va ma si va tutti insieme! E prima le cose dei bambini e poi una borsina per noi. E se per lavoro devono andare da soli, non vedono l'ora di tornare a casa.
Loro non sono un'eccezione, di moderni "bravi papà" ne conosco davvero tanti. Guarda caso, tutti gli amici che ho sono degli ottimi esempi di "bravi papà".
Tranne uno. Quello che avrei voluto per lui.
Ma non è così grave: mi basta sapere che con il suo papà lui sta bene e si diverte.
Poi al resto ci penso io. Io e tutta la tribù di "bravi papà" di cui mi circondo.
Compreso Barbapapa.
Iscriviti a:
Post (Atom)