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sabato 24 marzo 2018

#rubatoamiofiglio

Rubo i libri a mio figlio, ne ho letti 5 di fila nelle ultime due settimane.
Un po’ perché voglio sapere cosa gli propongo come letture, un po’ perché i caratteri più grandi mi permettono di leggere in tram senza mettere e togliere gli occhiali da presbite, ma soprattutto perché sono belli, interessanti e scritti bene.

Mercoledì scorso a teatro abbiamo visto un adattamento di “Perché mi chiamo Giovanni” di Luigi Garlando, portato in scena da una bravissima Eleonora Frida Mino. Amiamo molto il libro, insieme a “Io, Emanuela” di Annalisa Strada li proposi a Federico per ricordare i 25 anni dalla morte di Falcone e Borsellino. Uno il 23 maggio, l’altro il 19 luglio dello scorso anno. L’adattamento teatrale è perfetto, rispettoso nelle immagini e nelle parole e dotato dell’intensità che avevamo percepito in quelle pagine ma che è diventata realtà sul palco. L’esperienza dopo lo spettacolo altrettanto interessante anche se non nuova per certi versi. Autore e attrice che si prestano a rispondere alle domande, che raccontano ai ragazzi da dove vengono le idee e come grazie alla passione si possono concretizzare. Grazie ai vari incontri con l’autore proposti da me e dalla scuola, non siamo nuovi a certe esperienze. Ma le apprezzo sempre.

Mi ha colpito molto una frase di Luigi Garlando: “quando scrivo mi sento molto responsabile, penso che quello potrebbe essere il primo libro che un ragazzo legge e quindi se gli piace o no potrebbe determinare il suo amore per la lettura”. Perdonatemi, non credo di aver riportato le esatte parole ma di certo il senso.
Questo è un altro dei motivi per cui leggo i libri che propongo a mio figlio. Perché voglio cercare di capire se l’autore ha scritto con questa responsabilità e se posso affidare al suo scritto la passione per i libri che ho cercato di trasmettere a mio figlio da quando era piccolissimo, con forza, impegno e tenacia.
La risposta è quasi sempre si, che bella sensazione. Bella perché mi sento meno sola nel ruolo di educatore e formatore di questo piccolo uomo, perché non sono l’unica a “predicare” su certi temi, perché c’è anima, azione, divertimento, ottima scrittura, perché anche io torno ragazza nel cuore. Perché spesso trovo parole che ho cercato dentro di me per comunicare con lui e allora gliele sottolineo per fargliele percepire. Allo stesso modo, quando tocca a lui leggere, ne trova altre e così arricchiamo insieme il nostro vocabolario emotivo.

Poi capita che un libro sia piaciuto a me ma non a lui o viceversa. Ma non è un dramma, anzi. E’ confronto.
“Non mi è piaciuto” o “mi è piaciuto” precedono sempre un perché. E le ragioni vanno rispettate. Ci si ascolta reciprocamente e ci si rispetta nel dialogo anche quando le idee divergono. Senza modificare i nostri sentimenti reciproci, anzi avvicinandoci di più nella diversità. E questo è un enorme insegnamento di vita. 

martedì 8 settembre 2015

PRIMA DI DORMIRE (O APPENA DOPO)

Serata tranquilla, Topolo ha giocato con i Lego 5 minuti più del solito in cambio di un'andata a letto più veloce.
Sono le 21, sono sul divano, scaldo i ferri che voglio finire un maglioncino perfetto per l'arietta settembrina, ho trovato un film su sky...
Arriva il quasi-ragazzo piangendo, sconvolto... ok, abbiamo tolto un premolare dopo cena, forse sanguina ancora.
"mamma mettimi in punizione" mi dice piangendo.
"perchè?" (maglioncino mio aspettami, metto in pausa il film - viva il tasto "pausa" di mysky - e punto gli occhi su di lui).
Allora, succede ogni tanto che dopo essere andato a letto si faccia travolgere da qualcosa successo durante la giornata che avrebbe dovuto raccontarmi ma ha scelto di tenere per sè. Poi, proprio prima del sonno, questi pensieri ritornano e non riesce a gestirli.
Siamo in questa situazione.
"perchè dico le parolacce"
Ohmmmmmmm.
Situazione difficile: le parolacce sono sbagliate, ma anche la mamma le dice. Quindi il "leading by example" è fuori discussione.
Approfondiamo.
"e quando le dici?"
"al campus"
Sta frequentando una settimana multisport in un centro sportivo, amici nuovi, alcuni più grandi, situazioni più difficili.
Calma e gesso.
"e cosa dici?" "eh... tipo 'scemo'..."
"lo hai detto a qualcuno?" Questo è potenzialmente sbagliato, sono sicura.
"ma no, quando sono con gli altri, così per dire..."
OOOOOOCCHEIIII situazione circoscritta.
Mamma-tigre mode on ma con creatività.
Il Topolo nel frattempo non ha smesso di singhiozzare e nei miei secondi di riflessione si ripete a mo' di mantra "devimettermiinpunizione devimettermiinpunizione".
Lo abbraccio fino a quando smette di singhiozzare.
Poi lo guardo.
"No, non ti metto in punizione"
"Ma devi punirmi!"
"Sono io la mamma, non puoi decidere tu"
"ma ma ma..." Confusione.
Chiarimento.
"Le parolacce sono brutte, soprattutto in bocca ad un bambino. E' sbagliato dirle se non hai motivo per farlo e dirle ti porta a non farti voler bene dagli altri. E' per questo che ti chiedo di non dirle. Ma non posso punirti per questo, non avrai una punizione, avrai un compito: domani ti porti una penna e un blocchetto e, ogni volta che dirai una parolaccia, te la scriverai sul blocchetto. Poi domani sera rileggerai tutte le parolacce e sono sicura che non ti piacerà rileggerle. Forse proverai vergogna. E se proverai vergogna o non ti sarà piaciuto, il giorno dopo saprai da solo perchè devi controllarti."
Topolo annuisce significativamente.
Chiusura: "mi raccomando, però, mi fido di te: devi scriverle tutte".
"Certo!"
Si alza e fa per andarsene, alla fine del tappeto della sala si gira e dice "Sai, non riesco a dormire se faccio qualcosa di brutto e non te lo dico".
Questa la registro, la scrivo e siete tutti testimoni: tra quattro o cinque anni userò questa sua stessa frase contro di lui!
Ma nel frattempo è tutto risolto. Il quadernino e la penna sono già nello zaino.
Fino alla prossima.
Mi conforta sapere che non riesce a nascondermi le cose. Principalmente perchè crede nel superpotere delle mamme di sapere sempre tutto prima o poi e sa che se le cose le vengo a sapere da altri e non da lui l'ira funesta del pelide Achille è niente al confronto della mia.
Ultima frase dal letto: "ma perchè quando ti dico queste cose non ti arrabbi e prima quando non ho portato via il piatto dalla tavola hai urlato?".
Perchè scelgo oculatamente i miei investimenti.
"DORMIIIII!"
(Tasto play di MySky)

giovedì 6 agosto 2015

COME HO FATTO DI MIO FIGLIO UN APPASSIONATO LETTORE

Spesso mi sento dire che sono fortunata ad avere un figlio che legge, che i coetanei per farli leggere bisogna legarli alla sedia o fare scenate, che è strano che un maschio (!?!?!!?) legga così tanto.
E allora lo dico una volta per tutte: non sono fortunata, è stato fortunato lui a ritrovarsi una mamma lettrice (che ha alle spalle una famiglia di lettori).

Preciso: siamo fortunati si, perchè TopoFede non ha avuto problemi di vista nella prima infanzia, sono problemi seri che purtroppo non aiutano ad appassionarsi alla lettura. Se fissare le lettere su una pagina ti fa venire il mal di testa, se le lettere si confondono davanti ai tuoi occhi, se fai fisicamente fatica diventa difficile appassionarsi.

Topolo è nato mancino: è stato chiaro dal giorno in cui ha afferrato la prima cosa, quando ha imparato a camminare, quando per la prima volta ha guardato dentro un cannocchiale.
Lo chiamano mancino "occhio-mano-piede" o mancinismo omogeneo spontaneo.
Da quando è nato il suo approccio al mondo (e a me) è speculare al mio, che vivo con la parte destra del mio corpo il 99% delle esperienze sensoriali, cercando di far funzionare il cervello per intero.
Quando mi resi conto del suo mancinismo, la mamma-tigre che c'è in me fece il primo dei tanti ruggiti. Da un lato ero preoccupata del fatto che fargli copiare i miei gesti sarebbe stato impossibile (persino per sbattere le uova lui fa una rotazione inversa alla mia) e dall'altra mi rendevo conto che il mondo - anche nelle piccole cose - non è fatto per i mancini. La chitarra per esempio.
Suo padre è mancino ma scrive con la destra perchè lo hanno obbligato. Io ho sempre pensato prima della nascita di mio figlio che questo atteggiamento fosse abominevole, ma confesso di aver accarezzato l'idea di forzarlo dopo la sua nascita.
Mi confrontai all'epoca con la pediatra.
Fugando tutti i miei dubbi esistenziali, l'unica cosa su cui mi fece porre attenzione fu la dislessia (e disturbi simili). Le sue parole furono asettiche: "l'incidenza percentuale della dislessia nei mancini omogenei è più alta rispetto agli altri, è l'unica cosa su cui fare attenzione perchè, nel caso, prima te ne accorgi e prima si riesce ad aiutarlo nel modo giusto".
Un'affermazione del genere detta ad una mamma-tigre comporta reazione immediata.
Dapprima mi limitai ad osservarlo nei suoi gesti semplici, tipo il fatto che sfogliava i libri dal fondo e che interagiva prima con la pagina alla sua destra e poi con quella a sinistra.
Poi agii.
E iniziai a leggere non per lui ma insieme a lui.
Me lo sedevo in braccio e sfogliavamo il libro insieme dall'inizio.
Quando leggevo seguivo con il dito le parole scritte da sinistra verso destra.
Tutti i giorni, in qualsiasi momento, ma soprattutto la sera prima di andare a dormire.
Poi iniziò ad avvicinare le lettere - lette e scritte - e  continuai ad obbligarlo a mostrarmi con le sue dita il senso della lettura. "ma devo proprio farlo?" "si!"
Nel frattempo alla scuola d'infanzia gli insegnavano a scrivere e in accordo con le maestre - sante maestre Cristina e Daniela - la nostra preoccupazione era quella che la B avesse le due gobbe che puntavano a destra, non che il gesto della scrittura seguisse le stesse direzioni dei suoi compagni (alcuni libri di prescrittura purtroppo, ancora oggi, insegnano a scrivere seguendo un percorso che non è per mancini).
Nella sua scuola esisteva anche un osservatorio per disturbi dell'apprendimento e gli specialisti alla fine dei tre anni concordavano sul fatto che non si ravvisavano segni di dislessia o disgrafia e che il Topolo aveva trovato il suo equilibrio mancino.
Bene, potevo tirare fiato.
Tirai fiato.
Per scoprire che però lui la sera voleva continuare a leggere con me.
E allora continuammo a leggere. Insieme.
Ad entrare nelle librerie per scegliere i colori, le copertine e le storie che più ci attiravano.
Poi cominciò a leggere da solo. Sempre prima di dormire, accoccolato nel lettone vicino a me, io con il mio libro, lui con il suo. E a dimenticarci insieme che era ora di addormentarsi.
Ma i libri da dove vengono?
La prima volta che lo lasciai da solo ad un evento del Festivaletteratura aveva 4 anni. L'autore da incontrare era Tony Ross e ancora oggi il suo "Paolona Musona" è uno dei libri che Fede ricorda con maggior piacere. L'evento era all'aperto, lui era con la sua adorata cuginetta e io li osservavo da fuori, commossa di fronte alla loro totale attenzione (considerando poi che l'autore parlava in inglese e c'era pure la traduttrice).
Poi vennero le avventure. I tanti Geronimo Stilton che gli facevo prendere in biblioteca perchè mi rifiutavo di comprarli, alternati a libri sui robot, sui mostri, Peter Pan, Alice nel paese delle meraviglie.
A metà della seconda elementare mi chiese di leggere Harry Potter e gli dissi di no, che era troppo piccolo per Harry. Insoddisfatto per il mio rifiuto, un giorno tornò a casa da scuola con il libro preso dalla biblioteca dicendo "la maestra non mi ha detto no". E chi sono io per andare contro alla maestra? Ci mise 3 mesi, ma riuscì nell'impresa.
Andando indietro con i ricordi, mi rendo conto che io alla sua età i libri li divoravo. Ogni momento era buono per leggere una pagina, se ero da sola leggevo, se non mi piacevano i giochi che facevano gli amici tiravo fuori un libro (al limite dell'emarginazione sociale). Io, che nell'estate tra la prima e la seconda elementare imploravo mio padre per farmi accompagnare in biblioteca e fu proprio quell'estate che lessi l'edizione integrale di Pinocchio, facendomi per questo amare dalla bibliotecaria.
Lui è meno patologico e il suo gusto per il leggere non sfocia nell'asocialità. Legge per curiosità, non per claustrofobia emotiva.

Insomma, il seme cade sempre vicino alla pianta.
Ma per crescere forte la pianta va coltivata.
Partiamo per un viaggio? "Fede, che libro ti porti?"
Mi dice che ha finito un libro? Gli chiedo di raccontarmelo (e intanto fa esercizio di sintesi ed esposizione mentre io mi godo la sua bella vocina).
In cartella ha sempre qualcosa da leggere, per quando in classe ci sono tempi morti e magari deve aspettare che gli altri finiscano... e intanto non disturba.
E io ho sempre un libro in borsa. E lui che chiede "cosa stai leggendo? di cosa parla?"
E tanto tanto tanto di più.

Possiamo concludere che Fede è un appassionato lettore.
Perchè la lettura è un momento di quiete e relax. E c'è sempre il modo di avere un momento di quiete e relax durante la giornata.
Perchè è un modo per stare insieme, per avere cose da raccontarsi.
Per vivere le avventure che non si possono vivere altrimenti, per sognare ad occhi aperti e pensare che niente è impossibile.
Perchè a casa nostra (e nelle case in cui ci spostiamo) i libri sono dappertutto e non sono mai abbastanza.
Perchè prestare un libro ad un amico è un modo per avere qualcosa in comune.
Perchè ci sono i libri, i fumetti, Focus Junior e i cataloghi Lego.
Perchè se legge lui, leggo anche io e viceversa.

Leggo io, legge lui.

Non sono fortunata.
L'ho aiutato a crescere, gli ho chiesto di condividere una passione, gli do' l'esempio.
E' lui quello fortunato: vive in una casa, in una famiglia in cui si legge per tenere la mente accesa e il cuore aperto. In cui la scelta di un libro è un esercizio di libero arbitrio. E alla fine puoi dire liberamente "mi piace" o "non mi piace", basta che mi spieghi il perchè. E io posso essere d'accordo o no e ti dirò i miei perchè.
E non ci neghiamo la tv, il tablet, i lego, i giochi con gli amici. Non rubiamo tempo a niente e facciamo tutto.
Ecco, forse non disegniamo tanto perchè siamo due capre con la matita in mano.
"Mamma, diventerò fumettista... ma quello che inventa le storie, non quello che le disegna".
Amen!

mercoledì 29 aprile 2015

ET DIEU CREA MAMAN...

E diciamocelo: già fece un capolavoro creando la donna, ma quando la fece diventare madre superò sè stesso!

Cronaca semi-seria di quest'ultima settimana...

Capita che io debba assentarmi un paio di notti per lavoro, la nonna (mamma-bis) corre in aiuto e Fede per la scuola però deve andare più o meno in autogestione.
Ma è tutto sotto controllo: sabato mattina lo affido al padre con consegne scolastiche relative.
"Guarda che lunedì c'è la verifica di inglese, le cose le sa deve solo ripassare come si scrivono certe parole. E poi deve studiare storia, scienze e geografia. Sa fare da solo, si tratta solo di verificarglielo prima di lunedì." Il padre fa sì con la testa, per nulla rincuorata io guardo negli occhi il Topolo e gli dico "Mi raccomando!".
Telefonata da fuori del lunedì alle 18: "mi ha interrogato in storia ma non ho saputo rispondere". Mi farfuglia una giustificazione (oddio, ha ragione lui... era una cosa che io avevo liquidato come esempio di un concetto e che per la maestra invece era da sapere...) ma dato che la maestra ci ha dato una possibilità per il prossimo lunedì non si scappa. "Stasera e tutte le sere da qui a lunedì prossimo studi storia dall'inizio!". Mamma cattiva, si, ma se deve essere lezione, che lezione sia.
Rientro il martedì sfatta dalla trasferta con solo tanta voglia di riposare un po' che mercoledì ho un'altra giornata lunga. "Mamma, la maestra di inglese dice che ho sbagliato la verifica di inglese". Sgrano gli occhi, non ho la forza, giovedì c'è la seconda parte della verifica, guardo mia madre che ricambia il mio sguardo e mi dice silenziosamente "no, inglese non ce la posso fare". Riabbasso gli occhi sul Topolo che sta sempre aspettando una mia reazione... "ma cos'hai sbagliato?" "non lo so, dice che ho fatto tanti errori sui numeri ma io li sapevo".
Calma e sangue freddo, prima ceniamo poi facciamo. Non c'è tempo per il divertimento, stasera si corre ai ripari: sul quadernino di casa gli faccio scrivere tutti i numeri da 1 a 20 e poi le decine e track che scopriamo subito che il 15 e il 40 non si scrivono così... Però gli altri li sa benissimo quindi non mi capacito...
Pazienza, quando ci consegnerà la verifica lo capiremo, intanto scrivi 10 volte fifteen e 10 volte forty così non te lo dimentichi più.
Già che ci siamo, ripassiamo tutti i vocaboli e le regole dall'inizio??? ECCHEDIVERTIMENTOOOO! Per me quanto meno, c'è di buono che per lui è solo un modo per chiacchierare con me e quindi si fa venire la voglia.
Il mercoledì mattina distribuisco compiti per la giornata "mentre vai a scuola ripeti alla nonna il mito dell'origine del mondo e la teoria del Big Bang e quando torni a casa traduci le frasi che ti ho lasciato sul quadernino, scrivi i giorni della settimana e poi quando arrivo io verso le otto e mezza prima di andare a letto ripassiamo ancora". Torno a casa alle 20.30 e si fa quello che avevo promesso.
Giovedì sera... dopo l'ennesimo ripasso di storia - a cui abbiamo aggiunto anche geografia e scienze - ci guardiamo "the sing off"... io ne ho bisogno!
Venerdì pomeriggio: tutti in piscina (io e lui) e poi pizza in casa... ve lo devo dire che la pasta per la pizza l'ho preparata alle 5 di questa mattina?
Sabato mattina: compiti... "mamma non ci hanno dato il quaderno di matematica!". Prima di inveire contro di lui, veloce sms a mamma di classe solidale che mi conferma il problema. Decidiamo a stretto giro di whatsup di usare fogli volanti da inserire lunedì nel quaderno. E nel frattempo? Topolo l'ho mandato a studiare tutto quello che deve studiare.
Pranzo fuori, compro le scarpe per me dopo 2 settimane che ero senza tacco e facevo ciak ciak per l'ufficio. No, non ne ho un solo paio ma quelle che uso prevalentemente in ufficio sono quelle che mi permettono di fare le corse con i tacchi anche se piove e i marciapiedi di Milano diventano scivolosi.
Tutti in piazza Castello che si fa l'Albero di Natale con i Legoooooo. No amore, mamma non entra, ti guardo da fuori. Si però poi mi rompo a guardarti da fuori... possiamo andare che son 2 ore che sono qui in piedi al freddo???
Spesa, già che ci sono facciamo la focaccia stasera? Se non ti va, te la mangi lo stesso perchè l'ho messa a lievitare questa mattina e quello c'è.
Prima di cena? Ripassino veloce di storia dai. Poi però film senza pensieri.
Domenica mattina? Suona sempre la sveglia in casa nostra, perfino per la messa delle 10 che essendo dedicata ai bambini non possiamo mancare. Oddio no, siamo in Avvento dobbiamo arrivare anche prima... sbrigati!!! "ma neanche la domenica posso fare con calma?".
No. Benvenuto nella vita.
E prima di pranzo? Dai, ripassa geografia, si lo so che è per martedì, ma lunedì pomeriggio c'è il catechismo, torni tardi e devi fare i compiti di inglese.
Io intanto preparo le tagliatelle che faccio alla svelta e con il mattarello mi faccio pure i bicipiti.

Fermi tutti! Dopo pranzo ci sono le partite! E la mamma si butta sul divano e si riposa!
Aspetta però che prima faccio partire una lavatrice così quando finisce la partita stendo...
Si, tu gioca con i tuoi adorati Lego che te lo meriti. Si si, li puoi portare tutti in salotto. Quando mi sveglio ricordami solo che non posso muovermi sul tappeto senza ciabatte.
Ma come? E' già ora di cena? Hai fatto la doccia? Si si, poi mangiamo i toast (non ho la forza di fare altro).

E' domenica sera, sono stanca... Meno male che domani vado in ufficio!

E diciamocelo, quando Dio ha creato la mamma ha fatto cosa buona e giusta, però poteva anche dotarla di batteria ricaricabile!

martedì 28 aprile 2015

(NON) AMORE

Ieri TopoFede ha assistito ad un momento di vita terribile.
Il papà di una sua compagna di classe ha tentato di portarla via alla madre all’uscita da scuola.
Non parlo di ragioni dei singoli, non voglio esprimere giudizi, è una separazione difficile e per motivi profondamente tristi ma i tribunali si stanno già occupando di questo.
Voglio parlare dei fatti a cui mio figlio ha assistito.
Ha visto gesti violenti nei confronti della madre della bambina, ha visto reazioni inconsulte da parte di un padre… fortunatamente ha visto anche tanti altri adulti fare cordone attorno alla bimba per proteggerla fino all’arrivo della polizia.
“Come ti sei sentito?”
“Ho avuto paura”
E io sono arrabbiata perché non posso proteggerlo dalla paura.
“E cos’hai fatto?”
“Insieme a X e Y, siamo stati vicino a Lei (la bimba “oggetto” del contendere) e l’abbiamo portata lontana mentre la Tata insieme agli altri adulti calmavano suo papà”
E io sono fiera di lui perché non ha pensato solo alla sua paura ma a far parte del gruppo che nel gesto comune ha tentato di porre rimedio alla situazione che si era generata.
“… però mamma non ne voglio più parlare”
E invece no, ne parleremo ancora. Anzi, ne parliamo ancora.
“Ma cosa ti ha spaventato?”
“… insomma, lui è il suo papà e voleva far del male alla sua mamma e anche a Lei”
Hai ragione: l’amore di un papà dovrebbe essere protettivo, non violento.
“Cosa pensi che sia successo?” “Il suo papà è molto arrabbiato”
“e quindi se è arrabbiato è giusto che sia violento?” “no, quello no… ma perché non lo chiede con il suo avvocato?”
Ed eccolo qua il piccolo uomo, quello che sa che a volte le mamme e i papà si parlano tramite gli avvocati. Quello che sa che ci si può arrabbiare ma non fino a far del male al tuo stesso figlio o a sua madre.
Quello che un giorno mi ha chiesto di non litigare più con il suo papà perché lui ci rimaneva male e io e suo padre abbiamo obbedito (e non solo di fronte a lui). Perchè entrambi amavano lui più di quanto ci piacesse litigare tra di noi.

HO AVUTO PAURA.
E quanta paura avrà avuto e avrà ancora quella bimba che ha visto suo padre così?
E quanti ce ne sono di bimbi che hanno paura per lo stesso motivo?
Perché in tanti casi bisogna aspettare che succeda qualcosa di brutto prima di fare qualcosa? Perché abbiamo bisogno delle vittime e non possiamo prevenire?

Tante, troppe domande senza risposta. Non ne avranno stasera e nemmeno domani. Ma che sia possibile un giorno fare qualcosa e non solo aspettare che accada il peggio e pensare "che brutto il mondo in cui viviamo".

mercoledì 4 marzo 2015

IL BELLO DELLA VITA

Topolo è sereno.
Non è una cosa che dico con leggerezza, anche lui ha i suoi alti e bassi aggravati dal fatto che nonostante i suoi 9 anni scarsi ha una sensibilità che nei periodi peggiori sfocia in fragilità e che si esprime principalmente quando la sua mamma-scudo non c'è. In modo pessimo, sempre. E inaspettato, anche per lui.
Ma è dallo scorso Natale che vive in una dimensione particolarmente positiva, nell'ultimo mese poi il filotto festa di carnevale-tanti weekend con mamma-tanti bei voti a scuola-la raccolta delle figurine dei calciatori come i suoi compagni-la gita a Torino-la zia+cugina che passano la giornata con noi a Milano nei luoghi che lui sceglie-la nonna che viene a trovarci lo hanno messo in una buonissima condizione.
Si vede fuori e si vede a casa.

Perchè se è sereno accetta di crescere.
Quando si sente fragile lo rifiuta.

Crescere in questo momento per lui significa "faccio io", che non è il "faccio da solo" dei 3-5 anni che ti si incastra sempre quando hai fretta, quando non puoi permettergli di fare da solo, quando fare da solo significa che poi tu devi pulire e mettere a posto.
E' un "faccio io" a valore aggiunto.
"Ti devo guardare i compiti?" "No, mamma stai tranquilla".
"Ti aiuto a ripassare geografia?" "No no, ho già fatto" (e mi torna a casa con un "molto preparato" che lo inorgoglisce a dismisura perchè è tutto suo).
"Fede, non mi sento bene, ti dispiace se mi metto sul divano?" "No no, quando finisco di mangiare vengo a farti compagnia"e naturalmente prima di raggiungermi sparecchia.
"Io preparo la pizza, tu occupati delle borse della piscina" "Va bene, faccio anche la lavatrice?".
"Nonna, la so io la strada, non preoccuparti".

Ogni risposta così a me stringe il cuore. E' come se lo vedessi a poco a poco corrodere il vero "cordone ombelicale" che ci unisce da quando è nato.
Ma dato che il periodo è buono, spingo sull'acceleratore.
Gli ho tolto la sponda del letto (non ne aveva bisogno da mo' ma rifiutava di toglierla e il fatto che fosse montata nel lettino scoraggiava me); in cambio diventa più facile sdraiarmi accanto a lui per coccole e confidenze. E tirarlo giù dal letto la mattina!
Per attraversare la strada comanda lui, io mi fermo sul marciapiede e aspetto.
La luce prima di dormire la spegne lui quando ha finito di leggere.

E ogni tanto mi fermo ad osservarlo: chi è questo "uomino"? Che fine ha fatto il mio bambino?

Naturalmente la strada da fare è ancora lunga, ma io - che fino a ieri ero preoccupata per la sua autostima e indipendenza - comincio un po' a tirare fiato, a vedere i primi risultati di un percorso.
Intendiamoci, non è pronto ad uscire di casa anzi, in questo momento quando si pensa grande mi chiede "ma tu dove sarai?".
E continua ad avere le sue paturnie, le sue paure, la sua voglia di giocare sempre e comunque.
E continua a sorridere nel cuore della notte quando gli lascio una carezza e un bacio, proprio come faceva da neonato.
"Te ne do abbastanza di baci secondo te?" e mi sorride con la faccia di un gatto che fa le fusa.

"Slipping through my fingers all the time
I try to capture every minute
The feeling in it
Slipping through my fingers all the time
Do I really see what's in his mind
Each time I think I'm close to know it
He keeps on growing
Sometimes I wish that I could freeze the picture
And save it from the funny tricks of time"

Faccio le mie fotografie, le salvo in cloud e nell'archivio dell'anima.

P.S. C'è un motivo se non riesco a vedere "Mamma mia" più di una volta all'anno...

giovedì 6 novembre 2014

STUDIARE (?!?!?) SCIENZE (O STORIA O GEOGRAFIA)

Classe terza, nuove sfide.
Ci sono i compiti tutti i giorni (ma su quelli c'è molta autonomia e le maestre non sono poi così cattive) e poi c'è da studiare.
E non è per niente facile studiare.
Per il Topolo però è facile leggere e questo - sembrerà assurdo - è quasi un problema.
Si, perchè lui legge (pure velocemente) poi arriva e dice "ho studiato".
Alla terza arrabbiatura con la voce che toccava gli ultrasuoni, e quindi lui non mi sentiva più ma il cane della vicina abbaiava a più non posso, ho realizzato che ancora una volta si trattava di fargli capire in un modo che potesse capire.
Dopo il successo del "metodo tabelline", mi ritrovo a pensare ancora una volta fuori dagli schemi.
Analizziamo la questione: lui legge e capisce e questo è già mezzo lavoro fatto. Però ci sono da imparare delle parole nuove e soprattutto la gestione dell'interrogazione con ansia e imbarazzo relativo.
Per la questione parole nuove, Santa Lucia un paio di anni fa aveva gentilmente portato un vocabolario per i bambini ("E' lo stesso che ha la maestra" mi cinguetta il Topolo, ottimo così possiamo fidarci di quello che dice il vocabolario...) e adesso che l'ordine alfabetico non è più un dramma, il ragazzo ci si affida volentieri, perdendosi ogni tanto nelle pagine a leggere di parole nuove, così come faceva tanto volentieri la sua mamma alla stessa età. Che bella questa sensazione!
Poi affrontiamo il discorso "parole chiave", che devi proprio usare quelle lì e non le puoi cambiare.
Individuate, si sottolineano e si memorizzano pedissequamente (foglia, margine, nervatura, picciolo...).
A questo punto viene il bello.
"Mamma ho studiato, me lo provi?"
"No, ne riparliamo tra un paio d'ore"
"Ma poi me lo dimentico"
E bravo... è proprio lì la questione. "Se pensi di potertelo dimenticare, studia ancora"
Il ragazzo si rifugia nella cameretta dove lo confino a studiare, dopo aver messo un muso che lascia la scia, tipo bava di lumaca, dalla sala. Rifuggo il senso di colpa di lasciarlo solo di fronte ad uno scoglio che gli sembra insormontabile. Abbiamo tempo.
Dopo una ventina di minuti, colpita dal silenzio che regna in cameretta, mi appropinquo alla porta senza palesarmi.
Lo sento che sta sommessamente ripetendo le due paginette di scienze.
Dentro di me sono orgogliosa: il messaggio è passato. Ma sono anche incuriosita... è stato quasi troppo facile.
Butto dentro la testa facendo meno rumore possibile perchè non voglio interromperlo.
La scena è questa: è seduto sul letto, guarda verso la testiera, il libro è aperto dietro di lui, ma la cosa più bella è davanti a lui.
Ha tirato fuori tutti i peluche (non li conto!) e sta insegnando loro la lezione come se fosse il maestro. Li guarda con intenzione, bello convinto. Ogni tanto si gira verso il quaderno e controlla di aver detto tutto per bene. E poi ricomincia.
E proprio durante uno di quei "giramenti di testa", mi intravede sulla porta. Io resto in silenzio, lui mi fa un sorriso complice.
Ho capito che hai capito.
Mi muovo dalla porta e lo lascio solo con i tuoi peluches. Torno in sala con la sensazione che pur non avendo fatto niente, ho fatto la cosa giusta. Questa volta ha trovato da solo il modo di fare quello che deve fare in una dimensione di gioco.
Me lo conferma dopo 10 minuti: "mamma ho giocato a fare il maestro"
E' tutto qui.
Per premio, prendo tutti i peluche e li butto in lavatrice. Se devono proprio andare a scuola anche loro, è giusto che siano puliti e profumati.
"Mamma, me la provi?"
"No, te la provo dopo pranzo"
"Va bene"
Quando si dice sentirsi sicuri...

giovedì 2 ottobre 2014

TORNARE A SCUOLA: LE TABELLINE

Non essendo wife, non posso definirmi "desperate housewife", ma essendo mamma decido di attribuirmi il titolo di mamma disperata.

Di quelle che fanno il conto alla rovescia dal primo giorno di scuola per intenderci.

Razionalmente ogni anno mi dico che sono una sciocca a preoccuparmi così tanto, in fondo TopoFede ha risorse personali sufficienti per cavarsela egregiamente da solo. Me lo ha dimostrato anche durante le vacanze estive gestendosi in completa autonomia i compiti e leggendo quanto consigliato e oltre senza nessuna costrizione, anzi!

Comincio a sentire i rumori di fondo... "fortunata te", "il mio fa una fatica...", "noi siamo andati a scuola con metà del libro da fare".

Poi però la scuola comincia e così i miei patemi.
Che sono soprattutto legati al fatto di sentire su di me (in quanto purtroppo la scuola pubblica è carente in questo) la responsabilità di insegnarli a fare leva sulle sue capacità innate, a portarle al massimo livello attraverso l'impegno e la pratica, a sfruttare quel potenziale inespresso oltre a quanto pedissequamente richiesto dai compiti.
Naturalmente nel rispetto del suo essere un bambino di 8 anni, mica lo faccio studiare fino a mezzanotte.

La scuola è iniziata con un clima di lassismo tipico da maschio di 8 anni che ha corso in lungo e in largo per tutta l'estate, cosa che non solo la mamma consente ma consiglia e stimola nei mesi estivi. Se uno si impegna deve avere un premio, lo penso a 360 gradi.
Lui si impegna a scuola e il premio è la libertà assoluta dal 7 giugno all'11 settembre (sempre senza dimenticare i compiti che lui ha imparato a collocare nell'oretta pomeridiana in cui i nonni o la mamma riposano).
Detto ciò, è faticoso per entrambi riprendere le regole e i ritmi scolastici. I quaderni sono pieni di errori di distrazione che la maestra non manca di sottolineare e che - conoscendo il Topo-polletto - tendo ad accettare per le prime 2 settimane.
Poi mi scatta.

Quest'anno è scattata con la prova d'ingresso di matematica.
E il commento in calce della maestra che dice "esatta l'operazione di calcolo, errato il risultato: ripassa le tabelline".
SDENG!
Appena terminata di leggere la frase mi giro verso di lui e gli dico "scusa, da quando in qua 8x8 fa 94? quanto meno dovresti sapere che la tabellina dell'8 non va oltre l'80".
Il meccanismo difensivo del Topolo di fronte al rimprovero consiste nella "sgranata di occhi à la mode del gatto degli stivali di Shrek". E gli viene un gran bene dato che la natura (e i geni paterni) lo hanno dotato di occhioni nocciola e lunghe ciglia scure.
Ma a me è scattata.
Insomma, dopo un anno ad impare tutte le tabelline, ripassarle ogni sera, cercare ogni mezzo per favorire la memorizzazione (ci sono le canzoncine su YouTube, se vi interessa) alla prova d'ingresso mi sbagli la tabellina?
Replica: "ma l'operazione era giusta!".
Risposta: "a maggior ragione, hai fatto un errore solo perchè ci hai messo mezza testa... (aggiungiamo carico da 90, con una dose di drammaticità inutile per il ragionamento ma efficace per colpire il suo immaginario) cosa succede se il dottore mentre ti sta dando la medicina ci mette mezza testa?". La risposta rimane sospesa nell'aria, il pensiero c'è, capisce la "gravità" della situazione.
Ma non sono persona da rimproverare e basta, si passa al piano d'azione.
Mi rendo conto che in realtà tra quanto studiato lo scorso anno e quanto richiesto dal programma di quest'anno c'è uno step da fare: passare dalla memorizzazione sequenziale alla prontezza di risposta.
La prima settimana si ripassano tutte le tabelline come le ha imparate in seconda e mi rendo conto che in realtà ci siamo.
Il problema diventa quindi trovare il modo di fare il passaggio di apprendimento.
Pensa che ti ripensa (perchè - mi ripeto - la scuola è carente in questo) ho trovato la nostra strategia.
Abolita la tavola pitagorica e il tubò che lo scorso anno tanto ci avevano incuriosito e aiutato, il mio "thinking out of the box" mi porta in realtà a focalizzarmi su un "box".
Un urna, una vaschetta da pesce rosso, un contenitore ikea.
E in questo contenitore finiscono le tabelline fatte a pezzetti: tanti foglietti, ognuno dei quali riporta un calcolo senza il risultato.
E ogni sera mentre la mamma prepara la cena si gioca: TopoFede pesca 10 foglietti, li apre uno ad uno, mi dice il calcolo richiesto e il relativo risultato, se sbaglia ne pesca un altro. Se li fa tutti giusti, la cena si conclude con un gianduiotto Gobino!
Tra il meccanismo stile tombola, la rapidità del giochino, il fatto di farlo insieme e la golosità del premio riservato al pieno successo, in una settimana già le cose sono cambiate. Ma continuiamo a farlo.
E adesso che per inglese deve studiare i numeri da 1 a 100, si aggiunge al calcolo anche la difficoltà di rispondere in inglese (con relativo spelling)... trucchetti da "desperate mum".
Che però ha raggiunto lo scopo: studiare con relativo divertimento qualcosa di apparentemente noioso.

Volete sapere come stiamo imparando a studiare? Ve lo racconterò!

P.S. Il Topolo lo ha raccontato alla maestra di matematica. Che lo ha immediatamente adottato come metodo per la classe. Peccato che non sia venuto in mente prima a lei... Le riconosco però il merito di aver trovato lo scorso anno le canzoncine per prima!

giovedì 31 luglio 2014

A ZONZO CON GLI OCCHI DEI BAMBINI

[Per il rotto della cuffia il post di luglio...]

Noi siamo già andati in vacanza!
In questa strana estate siamo stati così fortunati da beccare l'unica settimana con il sole, la prima di due trascorse, come da qualche anno, a Torre del Lago.
Bello il mare? Ne ho visti di più belli, ma ci sono talmente tanti altri motivi che ci spingono a tornare lì ogni anno che alla fine il mare è l'ultimo della lista.

Dicevo, la prima settimana ce la siamo goduta in spiaggia: caldo non eccessivo, sole presente ma non aggressivo (io sono persino arrivata a FP6 al quarto giorno), mare mosso con i cavalloni che ci si divertiva con niente... si stava proprio bene.
La prima settimana.
Poi il lunedì della seconda ha cominciato a rannuvolarsi.
E a fare freddo.
E a piovere.
Dopo anni che tenevo nel cassetto il piano B per esorcizzare il maltempo e i malanni che potessero tenerci lontano dalla spiaggia, quest'anno mi è toccato rispolverarlo.
In fin dei conti siamo in Versilia: Pisa, Lucca, Collodi, Altopascio, Vinci, con il treno volendo si arriva anche a Firenze! Da dove cominciamo?
Mi affido ai consulenti locali e decido: domani si va a Lucca.
Non vi dirò quanto è bella Lucca: vale la pena andare fin lì per apprezzarla secondo i propri gusti.

Io per esempio l'ho gustata in modo particolare.

Partiamo con calma, verso le 11 che non abbiamo fretta (e poi piove, lasciamo dormire la creatura), ci bardiamo con i nostri k-way, niente ombrello che mi da' fastidio, pronti, via.
Al nostro arrivo facciamo colazione (è quasi mezzogiorno, ma siamo in vacanzaaaaaaa), poi passiamo le mura ed entriamo in città.
Prima cosa: a naso - seguendo il profumo della buona musica - arrivo alla piazza del Lucca Summer Festival.
Momento di estasi, quasi da Sindrome di Stendhal, sento tutti i grandi che hanno suonato in quella piazza... e che io non ho visto, compreso il futuro concerto di Stevie Wonder che quando ho cominciato a pensare al come erano già finiti i biglietti. Anche il Topolo percepisce la grandezza del momento: il palco è davvero grande e così vicino. Stare lì per un concerto dev'essere da brivido. Vabbè, tirem innanz.
Riesco ad arrivare a via Fillungo, la via dello shopping lucchese, Topolo da' segni di insofferenza.
Lo invito a guardare il cielo che per un attimo è diventato blu e gli mostro l'imponenza delle torri sfidandolo a salire in cima alla più alta. "Dai mamma, tu soffri di vertigini".
Continuiamo a camminare guardando piccoli angoli curiosi.
"Mamma sono stanco"
"Riempiti gli occhi di bellezza e ti passa la stanchezza"
Mi guarda con un'espressione posata, poi decide che questa cosa gli piace e andiamo avanti. Però capisco che non si sente coinvolto, colpa mia: non sono abbastanza preparata per raccontargli storie ed è troppo piccolo ancora per apprezzare l'architettura di per sè.
Ma in via Fillungo ci sono due sorprese per noi.
La prima si chiama Museo della Tortura. L'età di TopoFede è quella in cui lo splatter attira, solo a vedere l'insegna gli si illuminano gli occhi. Ahimè è chiuso per l'ora di pranzo, riapre dopo. Faccino deluso, mamma supportiva: "Dai, intanto andiamo a mangiare e poi torniamo".
"Io non ho fame."
"Io si, quindi ci sediamo da qualche parte a far mangiare la mamma".
Torniamo sui nostri passi in via Fillungo e con la coda dell'occhio vedo in una vetrina una guida di Lucca per bambini. Mi scatta il clic, ma prima voglio capire se è una cosa seria. Entriamo, lui si tuffa sullo scaffale dei libri per ragazzi, io anche ma diretta al libro. Lo sfoglio: è la storia di un nonno che porta a spasso i nipoti per Lucca. Lo prendo.
Usciamo mentre lui sta ancora protestando per non avergli preso niente che gli piacesse. Gli dico "Fidati" e lo trascino. In una piazzetta carina e silenziosa troviamo un bar per un panino. Mentre aspettiamo, io prendo in mano il libro, lui sfoglia la Gazzetta per leggere dei Mondiali (ma lo sai che hai solo 8 anni???), tenta di aggiornarmi su Messi&Co. ma nota che sono concentrata e mi chiede "posso leggerlo?"
"Certo, l'ho preso per te"
"Parla di Lucca"
"Si e di un nonno che porta in giro i suoi nipoti per raccontargli le cose della città."
Non passano più di 5 minuti e l'ho già perso. Ha l'aria concentrata, riposa il corpo e accende il cervello: fa sempre così.
Quando arrivano i panini è già conquistato. "Mamma, poi ti dico io dove andare"
Ho fatto gol.
E così le ore successive passano davvero in un lampo. Al punto che mentre torniamo alla macchina mi dice "Torniamo domani e ci portiamo anche Sofia (l'amichetta lasciata a casa)?".
Lucca l'ha conquistato, è diventata grazie a quel libro una città con una storia che lui può vivere da dentro. Non smette di parlare, non si separa dal libro. Legge e rilegge delle cose che abbiamo visto.
Io sono davvero felice: ha costruito la sua emozione e la ricorderà anche da grande.

Mi spiazza la sera dicendomi "Quando andiamo a Firenze?". Gli rispondo che vorrei avere più tempo per visitare Firenze e poi dovremmo andare anche a Venezia. E nell'intimo mi viene l'angoscia della preparazione spirituale del viaggio: come posso fare a renderlo interessante come Lucca?

Al mio ritorno a Milano scopro che esistono delle guide turistiche dedicate ai bambini, anche una di Milano per adulti ma che si sviluppa come se fosse un romanzo giallo e tu fossi il detective e mi vengono tante idee e tanti desideri. Un po' ne parlo con lui, un po' me lo tengo segreto per sorprenderlo.
Certo è che con lui sto scoprendo un nuovo modo di fare la turista e mettersi nei suoi panni fa diventare tutto molto più coinvolgente e divertente.
E sì, si possono imparare tante cose anche in modo non noioso!

Ah, oltre al Topolo conquistato, io mi sono portata a casa altri due risultati personali:
- "Hai visto che aveva ragione la mamma quando facevi i capricci per il libro e ti ho chiesto di fidarti?". Sorride sornione: "Alla fine hai sempre ragione tu". Sacrosanto. In quanto madre e in quanto donna: prima lo capisci, meglio sarà per te.
- Rivolto all'amichetta che si lamentava di dover camminare troppo "La mia mamma dice 'Riempiti gli occhi di bellezza e ti passa la stanchezza' ed è vero". Amen!

lunedì 13 gennaio 2014

L'IMPORTANZA DI UN BARBAPAPA

Queste vacanze passate in famiglia mi hanno portato ad osservare da vicino alcune belle cose.
In particolare ho visto dei Papà.
La maestra del Topolo se mi vedesse scrivere un nome comune con una lettera maiuscola mi farebbe un bel segnaccio rosso, ma in questo caso "papà" non è proprio comune. Un bravo papà non è una cosa così comune.
Grazie a Dio di bravi papà ce ne sono tanti - io ho la fortuna di essere cresciuta senza sapere cosa fosse un papà non buono - ed è una condizione che prescinde dal fatto di essere sposati, conviventi, separati...
Un buon papà è difficile da descrivere, è più facile osservarli.

C'è il nonno-papà, che per me è fondamentale. Ripetendo i miei messaggi, rinforza la "papà" che c'è in me da un lato e racconta a Federico le stesse cose che raccontava a me quando ero bambina. E se lo porta dappertutto proprio come faceva con me. Solo quando sono con lui, faccio veramente la "mamma" - quella affettuosa e complice - perchè altrimenti mi tocca essere sempre ambivalente. Non l'ho mai visto respingere un bambino, nonostante sia all'apparenza burbero. Quando distribuiva formaggio grana ad ogni visita in negozio, facevano la fila dietro il bancone. Ho un'immagine ben fissa nella mia mente di circa 16 anni fa in cui teneva in braccio il figlio di un cugino di uno o due anni: sembrava che nella sua vita non ci fosse niente di più naturale.

C'è lo zio-papà, il depositario del sapere artigianale, l'uomo che sussurra ai cani, è zio a prescindere dalla generazione, è zio per tutti. Ed è proprio perchè è zio di tutti che è uno zio-papà. E' un catalizzatore di piccoli perchè con lui si sorride sempre. Lui fa gli scherzi ma riesce a rimanere serio e quindi i bimbi non capiscono mai se dice la verità o li prende in giro. Fino a quando gli sorridono gli occhi e il segreto è svelato.

C'è il cognato-papà, il papà che lavora. Dopo due mesi a Mantova, Fede si sbaglia ogni tanto e lo chiama papà come le cuginette. E' il papà che si aspetta di ritorno la sera per raccontargli le cose speciali che sono successe nella giornata. Per lui cambierebbe cognome. Forse anche casa. E non trascuriamo il fatto che è l'unico dottore di cui non ha mai avuto paura.

E fin qui tutto nei ranghi: figure di papà abbastanza tradizionali, sicuramente positive che forse fanno parte di un mondo un po' obsoleto, in cui il papà era un ruolo preciso, con responsabilità chiare, sfere educative specifiche.

Ma il mondo di oggi è diverso e fare il papà è una cosa diversa.

Il 2013 è stato un anno generoso con la mia famiglia allargata e ha portato ben 2 nuovi Gatti.
Ed è per questo che ho potuto osservare da vicino i miei due cugini - che ho visto crescere con me - che diventavano papà.
Per la precisione, uno lo diventava per la seconda volta. Ma per il più giovane era una novità.
Per questo ho visto due moderni papà all'opera.
Moderni perchè partecipativi senza ruolo: dare il latte, dare la pappa, cambiare pannolino. Si fa tutto! E magari per dare respiro alla mamma si mette giù il più piccolo che sta tranquillo per dare attenzione alla figlia più grande. Oppure si tiene il bimbo in braccio mangiando la pizza con l'altra mano, così una volta ogni tanto anche la mamma può mangiare usando le posate con tutte e due le mani.
Moderni perchè sono più attenti e ansiosi delle mamme! Perchè guai a mollare i loro figli se non in situazione di totale sicurezza e confort che non si sa mai! Sai l'ho sentito tossire, secondo me si sta svegliando, preparati perchè avrà fame, avrà caldo?, avrà freddo? Mi fanno tenerezza ma è chiaro che loro non hanno fatto tutta la pratica con le bambole che hanno invece fatto le loro compagne da piccole: è solo un problema di esperienza.
Moderni perchè non si fanno fermare da niente: una volta quando i bimbi erano piccoli, stavano a casa e le mamme con loro. Questi papà invece caricano in macchina tutto e tutti, fanno del monovolume l'auto più desiderata, conoscono a memoria le caratteristiche di tutti i seggiolini auto e praticano l'arte del caricamento bagagli in modo sublime: non importa dove si va ma si va tutti insieme! E prima le cose dei bambini e poi una borsina per noi. E se per lavoro devono andare da soli, non vedono l'ora di tornare a casa.

Loro non sono un'eccezione, di moderni "bravi papà" ne conosco davvero tanti. Guarda caso, tutti gli amici che ho sono degli ottimi esempi di "bravi papà".
Tranne uno. Quello che avrei voluto per lui.
Ma non è così grave: mi basta sapere che con il suo papà lui sta bene e si diverte.
Poi al resto ci penso io. Io e tutta la tribù di "bravi papà" di cui mi circondo.
Compreso Barbapapa.


sabato 28 dicembre 2013

IL NATALE DELLA MAMMA SINGLE

Sarà che sono arrivata al 22 dicembre stremata, sarà che in casa - per scelte fatte assolutamente da me - si vive accampati dal 26 novembre... sarà quel che sarà, ma l'idea di tornare dai miei genitori per due settimane e dormire, mangiare e andare a spasso (oltre a fare i compiti) mi attira come una vacanza alle Maldive!
E quindi si parte.
Aspetta... la mamma-single che parte per Natale ha due scogli da superare: primo, caricare la macchina da sola; secondo, fare in modo che il figlio 7enne non veda i regali visto che anche per quest'anno l'idea di Babbo Natale è ancora accettata.
Certo quando era piccolo era più facile: era una sorta di percorso ad ostacoli con catena di montaggio in cui a me spettavano tutte le fasi ma lui era più gestibile. Percorso porta-ascensore: Fede se ne stava tranquillo in casa già tutto imbacuccato e quindi impossibilitato a correre fuori di casa. Poi tutti insieme in ascensore con i pacchi miracolosamente incastrati sul fondo: in fin dei conti allora occupavamo poco spazio e ce n'era abbastanza per tutto il resto. Scarica le paccottiglie dall'ascensore, lascia lì tutto incustodito che tanto non c'è niente da rubare, vai a prendere la macchina e fai il giro dell'isolato perchè la viabilità sotto casa nostra è un casino, entra nel bar a cercare il "personaggio carino" che ha parcheggiato sul nostro passo carrabile per andarsi a prendere il caffè e alla fine agganciare il figlio in macchina mentre facevo la spola in stile dea Kalì dal portone al portabagagli.
E in tutto questo i regali stavano già in macchina dall'ultimo weekend del pupo passato con il padre.
Ora eludere la sua sorveglianza è più difficile, ma faccio leva sulle sue debolezze per ricavare spazi di segretezza: "Fedeeeeee, vado a prendere la macchina... tu stai in casa un attimoooo? ti lascio il cellulare di mamma così se hai paura mi chiami su quello aziendale". Ossia: ti lascio l'iphone per giocare così cadi in catalessi per quei cinque minuti che mi servono a caricare i regali nel baule.
Il viaggio invece è da sempre la cosa che preferisco: abbiamo questa nostra compilation di canzoni natalizie che ho intitolato "Natale per noi due" e che da quando è nato ascoltiamo per tutto il mese di dicembre. Ci sono le mie canzoni preferite naturalmente, i grandi classici in diverse versioni e così si canta per tutta la strada ed arriviamo pieni di spirito natalizio... Come vuoi sentire Mika? ma sei pazzo? si, certo che l'ho portato ma per il viaggio di ritorno... ma cosa è successo al mio bambino dolce che cantava "fiiiiii de uoooooo" ("Do they know it's Christmas" versione 1985 - ndr) per 2 ore di fila a soli 3 anni? ok dai... prima ascoltiamo Mika ma poi mi fai sentire le mie canzoni di Natale. Non so perchè ma "Lollipop" non mi fa lo stesso effetto di "Jingle bells".
Sono a casa dei miei, qui è tutto come sempre.
La sottoscritta ha la responsabilità delle spese last minute per due importantissimi motivi:
a) è nota e accettata la mia incompatibilità con la cucina elaborata, abilità di cui si è appropriata interamente la sorella;
b) sono l'unica che può tollerare di andare in giro per negozi a cercare proprio quella cosa che serve per la ricetta principale il giorno della Vigilia, non temo i centri commerciali, le file alla cassa o il fatto che il mascarpone sia sparito da tutti i banchi-frigo: il risultato della missione è assicurato entro il tempo necessario per cucinare!
Ed ecco che comincia il Tour de Force con i soliti accorgimenti: pranzo del 24 a base di minestrone per affrontare il Cenone, cena con i parenti ("solo" 17 quest'anno) e scambio dei regali dei grandi. A mezzanotte meno un minuto Fede-Cenerentola va convinto ad andare a letto. Rischio due volte di farmi beccare con i regali da mettere sotto l'albero e alla fine decido di andare a dormire con lui e appena si è addormentato... peccato che la mia resistenza sia stata annullata dalla cena pantagruelica e finisce che mi addormento con tanto di bolla al naso da stomaco sopraffatto.
Ma la mamma-single deve essere previdente, per questo ho puntato la sveglia alle 5 del mattino.
La sento, la maledico, mi alzo, faccio il mio dovere e torno a dormire fino a quando il figliolo mi cinguetta "sarà passato?" saltando sulle mie gambe in pieno stile Christmas-movie. Andiamo a vedere... oddio me ne sono dimenticato uno... nonnaaaaaaa, hai mica visto se Babbo Natale ha perso un pacchetto da qualche parte???? In effetti così pare, sai amore, Babbo era davvero stanco quest'anno.
Adesso andiamo a pranzo dalla zia, come non vuoi venire? Si lo so che vuoi giocare ma poi torniamo... Torniamo rotolando noi grandi, lui invece ha mangiato due agnolini in croce e quindi alle 7 mi dici "ho fame". Ti guardiamo tutti come se avessi parlato in ostrogoto stretto e con un lieve rigurgito trovo la forza di dirti "mozzarella e carote?". Grazie a Dio, ti conosco abbastanza per farmi dire di sì.
Superato anche il Santo Stefano con la bisnonna che mangia solo spaghetti in bianco, il resto delle vacanze andrà in scioltezza. Pochi impegni, tanto riposo e la certezza che l'unico vantaggio dell'essere mamma-single durante le feste è che non mi metterò in coda per località montane o aeroporti... preferisco fare la figlia!

P.S. Le mie vacanze sono da mamma-single privilegiata. Per ragioni del tutto legate a scelte fatte dal padre di mio figlio, TopoFede passa tutte le vacanze con me e io non ho momenti di vuoto o di malinconia. Forse nemmeno di libertà, o almeno non quella convenzionalmente concepita. Per me la libertà è prendere Fede, caricarlo in macchina o in treno o solo in bicicletta e fare delle cose belle insieme.
Penso invece a quei genitori separati che amano i propri figli e sono costretti a fare i turni a Natale, perdendosi così l'atmosfera speciale che a Natale solo i bimbi sanno darti. Penso ai loro momenti di solitudine e tristezza, al fatto che Natale non sia sempre un momento facile per loro.
Un bacio e un abbraccio affettuoso a loro: coraggio, passa alla svelta...

venerdì 22 novembre 2013

LA PAURA FA PAURA

Mercoledì mattina mio figlio ha vissuto un'avventura.
Siamo arrivati al pre-scuola alle solite 7.45 del mattino, notando all'ingresso del cancello un bel camion dei pompieri che più che allarmarci ci ha incuriosito come solo un camion dei pompieri può fare con un bambino di 7 anni.
Passiamo oltre, il commesso all'ingresso non c'è, ci accolgono le educatrici che ci dicono che sono scoppiati dei tubi ma non sanno di più.
Da mamma lavoratrice, valuto la situazione in 10 secondi netti: gli altri bambini ci sono e sono sereni, le educatrici sono tranquille, il riscaldamento funziona (da due giorni era rotto), serenamente bacio TopoFede sulla guancia, pretendo come sempre un bacio in cambio e lo lascio come ogni giorno.
Dieci minuti dopo essere arrivata in ufficio (quindi un'oretta dopo aver lasciato il figlio) mi squilla il telefono - la rappresentante di classe mi cerca, ahi ahi ahi...
Molto carinamente mi fa sapere che l'ala delle seconde è allagata e inaccessibile, che i bimbi arrivati all'orario ufficiale sono stati rimandati a casa, che le maestre sono comunque presenti e quindi il bimbo può rimanere a scuola ma... Non c'è bisogno di dirlo, impacchetto il PC e vado a prendermelo.

Mentre ci avviamo verso casa a piedi, Fede mi dice "sai mamma, oggi ho avuto paura, stavo per dire 'voglio la mamma' e mi veniva da piangere ma non volevo che mi prendessero in giro". Mi faccio raccontare tutto. Per farla breve, finito il tempo del pre-scuola, come ogni giorno è salito al primo piano per entrare in classe ma ha trovato un cartello con su scritto "accesso chiuso" (accesso? e che cosa capiscono i bambini di 6-7 anni? vabbè...) e si è trovato disorientato perchè non sapeva cosa fosse successo, non sapeva cosa fare e non aveva vicino un adulto a cui rivolgersi. Gli ho chiesto quindi cosa ha fatto dopo questo momento di sgomento e lui mi risponde "sono sceso e ho trovato la mia maestra all'ingresso, per fortuna".

Ho dovuto riflettere prima di rispondergli con calma perchè c'erano tante cose che meritavano di essere dette.
Ma la cosa che mi ha colpito è che la mia prima risposta istintiva sarebbe stata "ma non devi avere paura di queste cose!": sarebbe stato per me un modo per ridimensionare la questione, ma uno spiritello geniale mi ha trattenuto invece dal mortificarlo, perchè è così che lui si sarebbe sentito. Il messaggio che gli sarebbe arrivato sarebbe stato "è sbagliato quello che hai provato in quel momento".
La verità è che quella è stata per lui una reale situazione di disagio in un contesto in cui normalmente si sente al sicuro e in cui deve assolutamente continuare a sentirsi sicuro.
E allora decido di rivelargli una piccola grande verità: "Sai Federico, è normale e giusto che tu abbia avuto paura, ma hai saputo risolvere la cosa. E non perchè "per fortuna", come dici tu, hai trovato la maestra nell'ingresso ma perchè hai fatto la cosa giusta tornando nell'atrio a cercare un adulto che potesse aiutarti. Sono fiera di te.".
Ecco, invece di negargli un sentimento che per quanto negativo era in quel momento naturale e inevitabile, ho deciso di crescere la sicurezza nei suoi mezzi spiegandogli cosa aveva fatto di buono in quella situazione.
Non è stato facile, ho dovuto soffocare la risposta che tante volte in buona fede ho ricevuto anche io: per i miei genitori era il modo di farmi sapere che nelle situazioni in cui mi trovavo, in cui mi lasciavano loro erano consapevoli della mia sicurezza, che non mi avrebbero mai lasciato in pericolo. Anzi.
Ma ho deciso di rispondergli in quella maniera perchè mi sono messa nei suoi panni. Ho sentito per un attimo di essere un bambino spaventato di fronte ad una situazione inattesa.
E quando sono rientrata nei miei ho aggiunto "Anche la mamma ogni tanto ha paura di qualcosa (non esageriamo, eh... in fin dei conti sono sempre la sua Super Mamma). Ma è importante non avere paura della paura".

E arriviamo al secondo filone di riflessione.
Il Pensiero Comune identifica il coraggio come la capacità di non avere paura di niente.
Giusto o sbagliato? Semplicemente io non la penso così.
La paura è il sentimento istintivo che ci avverte del pericolo. Può essere piccola o grande, giustificata o no, oggettiva o irrazionale, visibile o presente solamente nella nostra testa.
Fatto sta che è un sentimento e non provare un sentimento - che sia piacevole o spiacevole - ci rende semplicemente più aridi.
Negarci un sentimento ci fa male.
Camminare di notte da sola in certe zone di Milano senza avere paura non è da coraggiose, è da inconsapevoli.
Quello che non sopporto personalmente del provare paura è averne paura. Lo so, ho appena detto che è un sentimento legittimo e bla bla bla...
Io ho paure, tante paure, mille paure, a volte così amplificate da non dormire per l'ansia. L'incertezza mi genera paura, la mancanza di controllo mi genera paura, la non pianificazione mi genera paura, stare su un palco addirittura mi terrorizza!
Eppure vivo tempi incerti, faccio scelte scomode, mi piego a situazioni imprevedibili, canto (almeno 2 volte l'anno) davanti ad un pubblico...
Perchè non voglio che la paura sia un limite per me. Voglio che funzioni come monito, per allertare tutti i miei sensi e prepararmi all'imprevedibile, ma non come freno.
Soffro di vertigini al punto da non riuscire a stare in piedi su una sedia. Ma da tempo sto meditando di provare una volta nella vita il deltaplano.
Ho un cantiere aperto sulla mia "paura di lasciarmi andare" che non nego, che cerco di elaborare con più o meno successo, dipende da quanta energia posso mettere in questo.
La paura non deve allontanarmi dai miei sogni o dai desideri, non deve fermare la mia vita, non deve uccidere la speranza.

E allora fiera del mio Uomino, della sua reazione al momento e del fatto di aver avuto voglia di raccontarmelo, la sera mi sono presa un momento speciale con lui, gli ho rubato la scatola dei millecolori e gli ho fatto "il Diploma del Coraggio".
E gli ho spiegato in cosa era stato realmente coraggioso.

Perchè il coraggio - a casa nostra - è avere paura e riuscire a gestirla nel migliore dei modi.

Oppure tenersela serenamente e riderci sopra: nessuno mi convincerà a rimettere gli sci e a prendere di nuovo una seggiovia! Posso vivere senza! ;-)
A meno che la seggiovia non serva per raggiungere una baita in cui facciano lo stracotto con la polenta...

mercoledì 19 giugno 2013

LE VACANZE DELLA MAMMA-SINGLE

***ATTENZIONE: in questo post non ci sono segreti per risolvere tutti i problemi della vostra vita, ma alcune considerazioni basate sulla mia esperienza personale e che possono tornarvi utili se:
- siete mamme single e cercate conforto in chi è come voi;
- siete persone che interagiscono con mamme-single e certe cose proprio non riuscite a capirle;
- siete mamme e dato che il 90% del tempo vi occupate da sole di tutto, siete un po' mamme-single;
- siete amici della sottoscritta e leggete per simpatia.

LE VACANZE
La scuola è finita, la scuola primaria finisce prima. Avevo meditato di mandare il topolo al campo estivo per tenerlo un po' qui con me ma la scarsità di alternative decenti ne facevano solo un parcheggio e per giunta neppure comodissimo. Decisione sofferta per me ma accolta con estremo favore da lui: si parte per la campagna, si va dai nonni.

Pro:
- lui è felice e libero, il tempo si è stabilizzato e quindi è sempre all'aperto, è allegro, fa esperienze nuove, mangia e dorme ed è viziato e coccolato ai massimi estremi (e io ritengo questa una cosa estremamente positiva visto i bei ricordi che ho dei miei nonni);
- la mamma è libera ogni sera e riesce a fare tante delle cose che durante l'inverno sono limitate dalla scuola e dal fatto che, dovendoci alzare prestissimo al mattino, la sera dobbiamo andare a letto presto (o dal fatto che la baby sitter è un costo on top!);
- la cena è un'opzione: dato che non ho il pupo che alle 7 mi dice "ho fame" e non devo rispettare le rigorose tabelle alimentari che faranno di lui un adulto sano (per me ormai è andata...) non ho pensieri del tipo "devo fare la spesa", "ho scongelato il minestrone?", "se oggi ha mangiato pasta al ragù stasera si mangia pesce" e così via;
- la casa è uno specchio, i giocattoli sono in ordine, la roba da lavare e stirare diminuisce drasticamente;
- posso fare la doccia con calma quando vogliooooooo.

Contro:
- a fine estate me lo riporto a Milano un paio di settimane prima dell'inizio delle scuole per "rieducarlo": il passaggio dallo stato brado allo stile di vita cittadino richiede uno sforzo da parte di entrambi;
- i miei weekend estivi sono tutti fuori città e fuori casa mia... la valigetta è sempre aperta sul pavimento della camera da letto, non faccio in tempo a svuotarla che la devo rifare... a me 'sta cosa mette ansia;
- io sono libera tutte le sere dal lunedì al giovedì: quando faccio questa dichiarazione sono tutti stracontenti (io pure) ma poi riuscire ad incastrare gli impegni di tutti gli amici proprio in quei giorni è sempre cosa ardua e quindi di fatto la maggior parte delle serate la passo da sola in casa, senza nemmeno il figliolo con cui chiacchierare; di contro lui ha da fare tutte le sere...
- salto la spesa del weekend, il che significa che se esco presto dal lavoro e passo a comprare qualcosa mi posso concedere la cena, diversamente svuoto il congelatore alla ricerca disperata di cibo: a giugno funziona, a luglio comincio ad avere problemi...
- mi manca quando non c'è, è innegabile, e sentirlo il giovedì sera, buttargli lì un "tesoro, domani arrivo" e sentirsi rispondere "noooooo..." (pur sapendo che poi il giorno dopo mi si incolla tipo francobollo e non mi molla più fino al lunedì mattina) non è bello, no no...

Che dire di più? Vedo in giro tante facce di adulti rilassati. La scuola è finita per tutti, tanti sono i bimbi partiti per le vacanze, tanti sono i genitori che pensano "da stasera torno a fare la vita che facevo 10 anni fa..." e Milano in effetti offre davvero tante occasioni per distrarsi in estate.
E' che se si è in due è anche bello sentirsi alle 7 di sera e dirsi "pizza e birra?", oppure "stasera andiamo...".
Per la mamma-single forse è un po' diverso: il giro di telefonate con gli amici ti può andare bene o male. E dato che li hai "snobbati" per tutto l'inverno (tutto motivato, ma così è) non puoi certo pretendere che siano lì ad aspettarti.
E allora faccio tesoro anche delle serata in solitaria: dormo, mi rilasso, vivo un po' on line con gli amici lontani o ancora bloccati in casa perchè i nonni non ci sono e alle 8 del mattino c'è il Centro Estivo, scrivo, ascolto musica senza preoccuparmi del volume (con rispeto del regolamento condominiale, però!) e aspetto le vacanze, quelle vere! Questo è solo un momento falsamente reale...