Non è la prima volta che ne parlo, dei miei inizi con lo yoga e della grande Tess ho già fatto menzione qui.
Quello che non ho ancora raccontato è legato alle fotografie che Tess ci fa durante la lezione, che cerco disperatamente dopo la pratica e che mi dicono tanto su di me, su come faccio yoga e sul perchè lo voglio fare.
Sicuramente, come in tutte le cose che faccio, l'incontro con le persone giuste e con l'ambiente giusto fa molto - in fin dei conti rubo un'ora di tempo libero alla mia settimana e, considerato quanto sia merce scarsa da queste parti, deve assolutamente farmi stare bene dentro e fuori - ma adesso sta diventando una cosa mia, una sfida a me stessa e ai miei limiti, una celebrazione di piccoli successi raggiunti da misurare con il millimetro, ma soprattutto ACCETTAZIONE.
Accettare sè stessi non significa rinunciare a fare di più, almeno non per me, significa essere consapevoli che la mia base di partenza è diversa e forse per questo motivo il mio cammino può essere più lento e lungo, ma non per questo meno interessante o indirizzato alla stessa meta.
E' diverso, è diversamente yoga.
Diversamente yoga è quello che vedete nella foto, è la mia posizione così poco plastica, è l'uso degli "ausilii" che mi permettono di compensare la mia scarsa flessibilità. E' l'ascella pezzata che si intravede nella foto (il prossimo che mi dice che a yoga non si fa fatica lo trascino ad una lezione con Tess...).
Ma è yoga e lo potete vedere dalla mia faccia, non sentite il respiro, ma io ci sono e sono lì, mi ascolto, mi guardo ad occhi chiusi, mi spingo un po' oltre ogni volta e soprattutto NON GUARDO GLI ALTRI!
In questo gruppo non c'è competizione, c'è una silenziosa comprensione reciproca. C'è chi ha male alle cervicali, chi ha problemi alla spalla, io mi "incricco" ogni due per tre e poi ci sono i fenomeni che sembrano essere nati e cresciuti con il piede sinistro incrociato dietro il collo... si, ci sono anche loro!
Gli esercizi di coppia si fanno senza problemi, ci si tocca, ci si sfiora, il tutto anche se di fatto parliamo davvero poco.
E per una come me, così poco fisica nelle relazioni, è davvero un passo oltre. Un altro.
Il mio unico rammarico è legato alle lezioni che perdo, al fatto che non sempre riesco a dare continuità e a volte vorrei fare di più. Ma è tempo libero e come ho già detto è merce rara.
La cosa meravigliosa sono le sensazioni: il sentirti rigida e legata all'inizio della pratica e così morbida e leggera subito dopo. E' sentire veramente la differenza tra il muscolo che ha lavorato e quello che non era in tensione. E' sentirsi albero radicato nella terra durante un esercizio di equilibrio. E' riuscire a guidare il corpo attraverso la mente e la mente attraverso il corpo.
Il tutto facendolo comunque a modo mio.
Dato che l'autoironia è comunque parte di me, la prima cosa che ho pensato quando ho visto questa foto è stata "Tess mi sta usando per convincere che lo yoga è cosa di tutti, se ce la faccio io!".
Poi ho visto la mia espressione e ho capito da sola che il modo in cui io faccio yoga è il mio modo e non è un "se ce la faccio io" ma è un "fallo tuo!". Fallo alla tua maniera, fallo per i tuoi motivi, fallo perchè lo vuoi tu e questo è un insegnamento che vale per tante cose nella vita.
Un grazie a Tess per avermelo fatto capire. E anche per il fatto di riconoscere i miei piccoli successi. Aiuta sempre, aiuta tanto.
Se volete conoscerla di più, la trovate su FB, su twitter o in rete. Cercate "Lotus Pocus".
project manager e jolly aziendale per vocazione, mammagatta di uno splendido topolo, cantante a tempo sparso e knitter per insonnia
martedì 28 maggio 2013
martedì 21 maggio 2013
LA RICETTA PER ESSERE FELICI?
Non è un giorno particolare per fare bilanci, non è un momento topico della vita, non una ricorrenza.
Come al solito - e come mi piace che sia - la mia vita e la mia voglia di scrivere è molto legata alle coincidenze.
Oggi mi è caduto l'occhio sul post di un'amica che mi ha portato sul blog di un'altra persona che non conoscevo e questa persona parla di piccole felicità.
Cos'è una piccola felicità (o una felicità che costa poco se vogliamo tradurre letteralmente)?
E' prima di tutto la capacità di vedere in piccolo e gioire in grande.
E' la voglia di farsi strappare un sorriso anche nel giorno più buio.
NON E' focalizzarsi sul piccolo senza vedere il grande, è saper godere di ogni piccolo istante proprio perchè è stato un istante così.
Tanto tanto tempo fa, quando ero più giovane ma diversa dentro, attraversai un brutto periodo, uno di quei periodi che visti da fuori qualcuno potrebbe etichettare come depressione, non ero più capace di essere contenta, non ero più capace di sorridere, mi alzano stanca e con la voglia di rimanere a letto... Un giorno mi guardai allo specchio senza riconoscere la persona che avevo di fronte e il mio spirito razionale si ribellò!
Sulla carta avevo tutti gli elementi per godermi la vita: il lavoro andava benone, la vita sentimentale era stabile (sic!), avevo amici, risorse, occasioni ma NON SAPEVO come capitalizzarle.
Capii da sola - questo perchè personalmente rifiuto l'aiuto terapeutico (ma vale solo per me, perchè sono fatta così, lo riconosco utilissimo in generale) - che non ero in grado di vivere momento per momento, che per me la vita era solo un lungo percorso che non si fermava mai e caso voleva che invece in quel particolare periodo storico non stesse accadendo niente di particolare nella mia vita, mi annoiavo, mi sembrava di non fare niente di utile, di costruttivo...
E così sperimentai la mia personale soluzione.
Mi comprai una piccola agenda e mi obbligai a scrivere giorno per giorno almeno una cosa buona che mi era successa. E se non era successo niente di buono (a volte capita) mi regalavo un cioccolatino oppure mi facevo un bagno caldo.
Insomma, mi regalavo una piccola felicità ogni giorno. E scrivendola nero su bianco, il giorno dopo o la settimana dopo non potevo mentire a me stessa dicendo che non avevo avuto niente perchè tutte le piccole bontà della mia vita erano lì in fila una dietro l'altra. Inizialmente le annotavo e basta, poi dopo un mese mi fermai a leggerle.
Scoprii così che ero capace di farlo, di essere felice.
Felicità è una parola grande, ma è soprattutto uno stato d'animo. Essere contenti e soddisfatti non basta, bisogna aprire il cuore con coraggio e dirselo in faccia... "sono felice!".
E non deve essere per forza una cosa di lungo periodo, a volte basta un attimo per dare una svolta.
Ma ancora una volta bisogna avere il coraggio di essere felici fino in fondo.
Non ha niente a che fare con l'accontentarsi di ciò che si ha, certo se le aspettative sono minori il raggiungimento dello stato giusto è più facile, ma a che fare con il riconoscimento, la consapevolezza.
Potrei essere più felice di così? Dipende, forse sì.
Ma perchè misurare la felicità? E' più importante gustarsela fino in fondo.
Oggi è tutto più facile (per chi conosce la mia vita potrebbe essere una sorpresa questa mia affermazione).
Da quando è nato mio figlio, ho re-imparato da lui a guardare il mondo delle piccole grandi cose: a volte basta solo un'ora al parco per cambiarci l'umore oppure concludere la cena con le fragole. Piccole cose da gustare appieno, riempirsi la vita con una risata che nasce dal profondo.
Fermarsi un attimo a dirsi "questa cosa mi rende felice" ed avere l'energia per approcciare il domani con curiosità.
Come al solito - e come mi piace che sia - la mia vita e la mia voglia di scrivere è molto legata alle coincidenze.
Oggi mi è caduto l'occhio sul post di un'amica che mi ha portato sul blog di un'altra persona che non conoscevo e questa persona parla di piccole felicità.
Cos'è una piccola felicità (o una felicità che costa poco se vogliamo tradurre letteralmente)?
E' prima di tutto la capacità di vedere in piccolo e gioire in grande.
E' la voglia di farsi strappare un sorriso anche nel giorno più buio.
NON E' focalizzarsi sul piccolo senza vedere il grande, è saper godere di ogni piccolo istante proprio perchè è stato un istante così.
Tanto tanto tempo fa, quando ero più giovane ma diversa dentro, attraversai un brutto periodo, uno di quei periodi che visti da fuori qualcuno potrebbe etichettare come depressione, non ero più capace di essere contenta, non ero più capace di sorridere, mi alzano stanca e con la voglia di rimanere a letto... Un giorno mi guardai allo specchio senza riconoscere la persona che avevo di fronte e il mio spirito razionale si ribellò!
Sulla carta avevo tutti gli elementi per godermi la vita: il lavoro andava benone, la vita sentimentale era stabile (sic!), avevo amici, risorse, occasioni ma NON SAPEVO come capitalizzarle.
Capii da sola - questo perchè personalmente rifiuto l'aiuto terapeutico (ma vale solo per me, perchè sono fatta così, lo riconosco utilissimo in generale) - che non ero in grado di vivere momento per momento, che per me la vita era solo un lungo percorso che non si fermava mai e caso voleva che invece in quel particolare periodo storico non stesse accadendo niente di particolare nella mia vita, mi annoiavo, mi sembrava di non fare niente di utile, di costruttivo...
E così sperimentai la mia personale soluzione.
Mi comprai una piccola agenda e mi obbligai a scrivere giorno per giorno almeno una cosa buona che mi era successa. E se non era successo niente di buono (a volte capita) mi regalavo un cioccolatino oppure mi facevo un bagno caldo.
Insomma, mi regalavo una piccola felicità ogni giorno. E scrivendola nero su bianco, il giorno dopo o la settimana dopo non potevo mentire a me stessa dicendo che non avevo avuto niente perchè tutte le piccole bontà della mia vita erano lì in fila una dietro l'altra. Inizialmente le annotavo e basta, poi dopo un mese mi fermai a leggerle.
Scoprii così che ero capace di farlo, di essere felice.
Felicità è una parola grande, ma è soprattutto uno stato d'animo. Essere contenti e soddisfatti non basta, bisogna aprire il cuore con coraggio e dirselo in faccia... "sono felice!".
E non deve essere per forza una cosa di lungo periodo, a volte basta un attimo per dare una svolta.
Ma ancora una volta bisogna avere il coraggio di essere felici fino in fondo.
Non ha niente a che fare con l'accontentarsi di ciò che si ha, certo se le aspettative sono minori il raggiungimento dello stato giusto è più facile, ma a che fare con il riconoscimento, la consapevolezza.
Potrei essere più felice di così? Dipende, forse sì.
Ma perchè misurare la felicità? E' più importante gustarsela fino in fondo.
Oggi è tutto più facile (per chi conosce la mia vita potrebbe essere una sorpresa questa mia affermazione).
Da quando è nato mio figlio, ho re-imparato da lui a guardare il mondo delle piccole grandi cose: a volte basta solo un'ora al parco per cambiarci l'umore oppure concludere la cena con le fragole. Piccole cose da gustare appieno, riempirsi la vita con una risata che nasce dal profondo.
Fermarsi un attimo a dirsi "questa cosa mi rende felice" ed avere l'energia per approcciare il domani con curiosità.
ESERCIZIO, ESERCIZIO
No, non sto parlando di esercizio fisico... quello fa per me ma solo fino ad un certo punto.
E' l'elasticità della mia mente che mi interessa in questo periodo. Raccolgo spunti, approccio cose nuove, seguo il filo di nuovi pensieri per vedere dove mi possano portare.
Ed è proprio nell'ambito di questi innumerevoli esercizi che oggi ne condivido qui una parte, per farmi ascoltare da chi passa a leggere queste pagine.
L'esercizio mi è stato suggerito da una life-coach nell'ambito di un programma dedicato ai 5 sensi. Se volete saperne di più, la trovate qui, ne vale la pena.
La musica è cosa seria per me, vi sto offrendo un pezzo della mia anima. Se volete ricambiare, siete i benvenuti.
The Playlist
1. La canzone della mia infanzia -> Carissimo Pinocchio
2. Quella che amavano i miei genitori -> Non ho l'età (mamma), Guarda che luna (papà)
3. Quella legata alla mia prima storia importante -> I will always love you
4. Quella a cui non resisto: devo ballare -> Footloose
5. Quella associata a un viaggio indimenticabile -> Quante volte
6. La canzone/colonna sonora del mio film preferito -> Fame
7. Quella legata all’estate, alle vacanze -> Danza Kuduroooooooooooooooooooooooo (!)
8. Quella che associo al Natale -> The Christmas song
9. Quella di cui so tutte le parole -> Giorni di neve
10. Quella che vorrei far suonare al mio funerale -> Don't leave me this way ;-)
Non è stato facile, per ognuno di questi dieci punti potrei fare una playlist da 10 canzoni... Ma ho deciso che a volte devo fare delle scelte e partire da quelle piccole aiuta.
Potrei riproporre una lista diversa tra una settimana...
E' l'elasticità della mia mente che mi interessa in questo periodo. Raccolgo spunti, approccio cose nuove, seguo il filo di nuovi pensieri per vedere dove mi possano portare.
Ed è proprio nell'ambito di questi innumerevoli esercizi che oggi ne condivido qui una parte, per farmi ascoltare da chi passa a leggere queste pagine.
L'esercizio mi è stato suggerito da una life-coach nell'ambito di un programma dedicato ai 5 sensi. Se volete saperne di più, la trovate qui, ne vale la pena.
La musica è cosa seria per me, vi sto offrendo un pezzo della mia anima. Se volete ricambiare, siete i benvenuti.
The Playlist
1. La canzone della mia infanzia -> Carissimo Pinocchio
2. Quella che amavano i miei genitori -> Non ho l'età (mamma), Guarda che luna (papà)
3. Quella legata alla mia prima storia importante -> I will always love you
4. Quella a cui non resisto: devo ballare -> Footloose
5. Quella associata a un viaggio indimenticabile -> Quante volte
6. La canzone/colonna sonora del mio film preferito -> Fame
7. Quella legata all’estate, alle vacanze -> Danza Kuduroooooooooooooooooooooooo (!)
8. Quella che associo al Natale -> The Christmas song
9. Quella di cui so tutte le parole -> Giorni di neve
10. Quella che vorrei far suonare al mio funerale -> Don't leave me this way ;-)
Non è stato facile, per ognuno di questi dieci punti potrei fare una playlist da 10 canzoni... Ma ho deciso che a volte devo fare delle scelte e partire da quelle piccole aiuta.
Potrei riproporre una lista diversa tra una settimana...
domenica 21 aprile 2013
FARE IL PANE...
Da tanto tempo non scrivo, è passato Natale, pure Pasqua, tra poco è di nuovo il periodo più bello dell'anno con il compleanno mio e del pupo a due giorni di distanza... che ne è stato del mio tempo?
E' stato che ho fatto troppo, di più.
Ho attraversato (ci sono ancora dentro fino al collo in realtà) una frase di brain storming che di solito definisco "più storming che brain".
Di solito? Si, non è la prima volta che mi succede e temo che non sarà nemmeno l'ultima.
Ma le conosco molto bene queste mie fasi e so che devo attraversarle senza combattere perchè mi sono necessarie per passare da un equilibri instabile a quello successivo.
Si, perchè ho capito anni fa che la mia vita è fatta di "equilibri instabili successivi": alterno momenti di calma e immobilità che terminano di solito quando una sensazione di claustrofobia nei confronti della vita si impadronisce di me e mi obbliga a fare.
Che cosa? Di tutto, oggi ho fatto persino il pane... da tempo desideravo provarci e oggi era la giornata per quello.
Ma non solo.
A parte tutte le iniziative lavorative che sto facendo mie (tra le tante, anche due corsi interni che non hanno a che fare con le mie responsabilità ma a cui non ho saputo/voluto dire di no), ci sono le attività e gli hobby di sempre: la maglia e il canto.
Per quanto riguarda la maglia, tutte le iniziative benefiche, i ws, gli incontri sono miei! Domenica scorsa però il Topo si è ribellato al mio tentativo di portarlo a fare la maglia con me e ho capito che è arrivato su quel fronte il momento di darmi una regolata. Così per farmi perdonare delle mie mancanze "yarnesche", eccomi ad avviare per lui un "Totoro" speciale.
Sul versante musica, ne ho combinata un'altra. Non starò a raccontarvi tutta la vicenda che assomiglia a tratti all'Odissea, ma il risultato è che sto studiando per vedermi riconosciuto il percorso fin qui fatto. Il 30 maggio l'esame con LCM. Incrociamo tutti le dita.
Tutto qui? nooooooooooooooo, perchè limitarsi?
Ho deciso che è tempo di fare qualcosa per imparare a valorizzarmi e per prepararmi il terreno a quella che sarà forse una seconda vita lavorativa, quando il momento sarà propizio. E così eccomi calata in questa bellissima esperienza dal nome "Talent Factory" dove fare i conti con me stessa, i miei caotici desideri e sogni e la sfida di provare a renderli forse non concreti da subito ma sicuramente più reali e vicini.
Poi i soliti lavori di casa: è tempo di cambio armadi, c'è la Comunione della nipote, il compleanno di Fede da organizzare, studia, lavora, fai la maglia, fai i compiti con Fede...
Sapete una cosa? Sono stremata, lo so che è colpa mia, ma sono stremata.
E questo significa che l'energia caotica sta calando, che sto arrivando ad un nuovo porto tranquillo, che tra poco riprenderò i contatti con il mondo e non farò telefonate agli amici di sempre che iniziano con "adesso non posso, ti richiamo io" e lì finiscono.
Non so ancora cosa troverò, non so dove mi sto esattamente dirigendo. Ma ora ci conto.
E non perchè il caos farà spazio all'ozio, ma perchè dopo il caos sarò come sempre un po' diversa da prima e mi divertirò a scoprimi.
E finalmente mi riposerò di nuovo :)
E' stato che ho fatto troppo, di più.
Ho attraversato (ci sono ancora dentro fino al collo in realtà) una frase di brain storming che di solito definisco "più storming che brain".
Di solito? Si, non è la prima volta che mi succede e temo che non sarà nemmeno l'ultima.
Ma le conosco molto bene queste mie fasi e so che devo attraversarle senza combattere perchè mi sono necessarie per passare da un equilibri instabile a quello successivo.
Si, perchè ho capito anni fa che la mia vita è fatta di "equilibri instabili successivi": alterno momenti di calma e immobilità che terminano di solito quando una sensazione di claustrofobia nei confronti della vita si impadronisce di me e mi obbliga a fare.
Che cosa? Di tutto, oggi ho fatto persino il pane... da tempo desideravo provarci e oggi era la giornata per quello.
Ma non solo.
A parte tutte le iniziative lavorative che sto facendo mie (tra le tante, anche due corsi interni che non hanno a che fare con le mie responsabilità ma a cui non ho saputo/voluto dire di no), ci sono le attività e gli hobby di sempre: la maglia e il canto.
Per quanto riguarda la maglia, tutte le iniziative benefiche, i ws, gli incontri sono miei! Domenica scorsa però il Topo si è ribellato al mio tentativo di portarlo a fare la maglia con me e ho capito che è arrivato su quel fronte il momento di darmi una regolata. Così per farmi perdonare delle mie mancanze "yarnesche", eccomi ad avviare per lui un "Totoro" speciale.
Sul versante musica, ne ho combinata un'altra. Non starò a raccontarvi tutta la vicenda che assomiglia a tratti all'Odissea, ma il risultato è che sto studiando per vedermi riconosciuto il percorso fin qui fatto. Il 30 maggio l'esame con LCM. Incrociamo tutti le dita.
Tutto qui? nooooooooooooooo, perchè limitarsi?
Ho deciso che è tempo di fare qualcosa per imparare a valorizzarmi e per prepararmi il terreno a quella che sarà forse una seconda vita lavorativa, quando il momento sarà propizio. E così eccomi calata in questa bellissima esperienza dal nome "Talent Factory" dove fare i conti con me stessa, i miei caotici desideri e sogni e la sfida di provare a renderli forse non concreti da subito ma sicuramente più reali e vicini.
Poi i soliti lavori di casa: è tempo di cambio armadi, c'è la Comunione della nipote, il compleanno di Fede da organizzare, studia, lavora, fai la maglia, fai i compiti con Fede...
Sapete una cosa? Sono stremata, lo so che è colpa mia, ma sono stremata.
E questo significa che l'energia caotica sta calando, che sto arrivando ad un nuovo porto tranquillo, che tra poco riprenderò i contatti con il mondo e non farò telefonate agli amici di sempre che iniziano con "adesso non posso, ti richiamo io" e lì finiscono.
Non so ancora cosa troverò, non so dove mi sto esattamente dirigendo. Ma ora ci conto.
E non perchè il caos farà spazio all'ozio, ma perchè dopo il caos sarò come sempre un po' diversa da prima e mi divertirò a scoprimi.
E finalmente mi riposerò di nuovo :)
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martedì 11 dicembre 2012
ALCHIMIE
Questa è una storia di strane alchimie.
La prima: l'Ago Magico che capita in un weekend in cui TopoFede è con il padre, ma è anche vero che probabilmente sarei andata anche con lui visto che adora vedere cose strane e particolari ed è abituato alle mie ferie creative.
La seconda: sono andata per un motivo diverso ma ho avuto la grande occasione di conoscere Cristiana Bellomi di Dragonfly. Avevo sentito parlare molto bene di lei, da Woolcrossing a Torino ero anche riuscita a trovare la sua Corallina con cui avevo fatto collo e cuffia per il Topo. Ma vedere e poter toccare i suoi filati dal vivo mi ha dato una grande emozione.
Il suo stand era bellissimo, pieno di colori vivi, il mio sguardo fu subito attratto da una cosa pelosa tendente all'arancione, forse perchè se mai un giorno avrò un gatto dovrà essere proprio così!
Fatto sta che mentre la paziente Cristiana rispondeva a tutte le mie domande curiose, io presi in mano questa matassina pelosa e l'adottai.
Strano per quanto mi riguarda: non vado pazza per la mohair e gli arancioni non sono proprio il mio colore.
Ma gli innamoramenti a prima vista sono così, ti succede e non sai spiegare il perchè.
Le chiesi subito se ne aveva 2 simili (uguali nella tintura naturale è praticamente impossibile) ma Cristiana scosse la testa con aria sconsolata - forse perchè aveva intercettato l'affetto che già provavo per quel filato - e mi disse di no.
E così dovetti abbandonare subito l'idea del coprispalle che mi era passata per il cervello appena toccata la matassa, ma lei era mia ormai e in un qualche modo me la dovevo portare a casa, per farci cosa ci avrei pensato poi.
Ora, la Mohair di Dragonfly non è come tante altre mohair: oltre ad essere pelosetta ha anche una bella anima forte che la rende comunque un filato di una certa consistenza e si presta ad essere lavorata con un motivo regolare al limite del lace.
Mi rivolgo ad una persona che adoro professionalmente e con la quale mi ritrovo in termini di gusti (nel senso che mi piace tutto quello che disegna...): la mitica EMMA.
Decido di non farle la domanda aperta "cosa ci posso fare di tuo con questa?" ma di proporle tre scialli dei suoi che mi va di fare, anche se nessuno di quelli è apertamente chiamato per questo tipo di filato.
Naturalmente nella mia testa c'è una sorta di classifica tra i tre modelli che le propongo e alchimia vuole (la terza) che quello che lei mi consiglia sia di fatto quello che convinceva meno me sulla carta.
Ma dato che mi fido ciecamente della sue competenze e dei suoi gusti, non batto ciglio: Emma ha detto Novella e Novella sarà!
Inizio la mia avventura la mattina dopo Priscilla, quando la casa è piena di femmine oltre al Topo e c'è solo voglia di rilassarsi, vado avanti così velocemente che non posso fare a meno di smettere.
Dopo il primo giorno sono già convinta che la combinazione patter-filato-colore sia perfetta: la maglia legaccio esalta il filato e lo rende morbido e consistente allo stesso tempo, una nuvola color mattone.
Impossibile smettere, finisco lo scialle a tempo (per me) record.
Purtroppo io esco di casa la mattina che c'è buio e torno la sera quando è già buio per cui fotografare decentemente la creatura è difficile.
Ma il caso vuole (e siamo all'alchimia numero quattro) che sono in partenza per Madrid, vado a trovare amici cari e così la porto con me: partiamo, io, il Topo e la creatura color mattone.
E sapete una cosa? Nonostante sia dicembre e in Italia sembra si stia abbattendo la bufera, a Madrid il sabato c'è un sole meraviglioso. E c'è un piccolo giardino verde che sembra perfetto per fare da sfondo.
E c'è finalmente un'amica a fotografarmi.
Così io sono libera di esprimere tutta la mia gioia senza fare facce strane :)
E per finire - ad una storia così serve per forza il lieto fine - Emma ha deciso di "featurare" la foto per il suo progetto su ravelry. Non saprei come tradurlo, ma sta di fatto che ora questa foto compare tra le foto ufficiali del pattern e io ne sono onorata.
Questa è la bella storia di Nuvola di Mattone.
La prima: l'Ago Magico che capita in un weekend in cui TopoFede è con il padre, ma è anche vero che probabilmente sarei andata anche con lui visto che adora vedere cose strane e particolari ed è abituato alle mie ferie creative.
La seconda: sono andata per un motivo diverso ma ho avuto la grande occasione di conoscere Cristiana Bellomi di Dragonfly. Avevo sentito parlare molto bene di lei, da Woolcrossing a Torino ero anche riuscita a trovare la sua Corallina con cui avevo fatto collo e cuffia per il Topo. Ma vedere e poter toccare i suoi filati dal vivo mi ha dato una grande emozione.
Il suo stand era bellissimo, pieno di colori vivi, il mio sguardo fu subito attratto da una cosa pelosa tendente all'arancione, forse perchè se mai un giorno avrò un gatto dovrà essere proprio così!
Fatto sta che mentre la paziente Cristiana rispondeva a tutte le mie domande curiose, io presi in mano questa matassina pelosa e l'adottai.
Strano per quanto mi riguarda: non vado pazza per la mohair e gli arancioni non sono proprio il mio colore.
Ma gli innamoramenti a prima vista sono così, ti succede e non sai spiegare il perchè.
Le chiesi subito se ne aveva 2 simili (uguali nella tintura naturale è praticamente impossibile) ma Cristiana scosse la testa con aria sconsolata - forse perchè aveva intercettato l'affetto che già provavo per quel filato - e mi disse di no.
E così dovetti abbandonare subito l'idea del coprispalle che mi era passata per il cervello appena toccata la matassa, ma lei era mia ormai e in un qualche modo me la dovevo portare a casa, per farci cosa ci avrei pensato poi.
Ora, la Mohair di Dragonfly non è come tante altre mohair: oltre ad essere pelosetta ha anche una bella anima forte che la rende comunque un filato di una certa consistenza e si presta ad essere lavorata con un motivo regolare al limite del lace.
Mi rivolgo ad una persona che adoro professionalmente e con la quale mi ritrovo in termini di gusti (nel senso che mi piace tutto quello che disegna...): la mitica EMMA.
Decido di non farle la domanda aperta "cosa ci posso fare di tuo con questa?" ma di proporle tre scialli dei suoi che mi va di fare, anche se nessuno di quelli è apertamente chiamato per questo tipo di filato.
Naturalmente nella mia testa c'è una sorta di classifica tra i tre modelli che le propongo e alchimia vuole (la terza) che quello che lei mi consiglia sia di fatto quello che convinceva meno me sulla carta.
Ma dato che mi fido ciecamente della sue competenze e dei suoi gusti, non batto ciglio: Emma ha detto Novella e Novella sarà!
Inizio la mia avventura la mattina dopo Priscilla, quando la casa è piena di femmine oltre al Topo e c'è solo voglia di rilassarsi, vado avanti così velocemente che non posso fare a meno di smettere.
Dopo il primo giorno sono già convinta che la combinazione patter-filato-colore sia perfetta: la maglia legaccio esalta il filato e lo rende morbido e consistente allo stesso tempo, una nuvola color mattone.
Impossibile smettere, finisco lo scialle a tempo (per me) record.
Purtroppo io esco di casa la mattina che c'è buio e torno la sera quando è già buio per cui fotografare decentemente la creatura è difficile.
Ma il caso vuole (e siamo all'alchimia numero quattro) che sono in partenza per Madrid, vado a trovare amici cari e così la porto con me: partiamo, io, il Topo e la creatura color mattone.
E sapete una cosa? Nonostante sia dicembre e in Italia sembra si stia abbattendo la bufera, a Madrid il sabato c'è un sole meraviglioso. E c'è un piccolo giardino verde che sembra perfetto per fare da sfondo.
E c'è finalmente un'amica a fotografarmi.
Così io sono libera di esprimere tutta la mia gioia senza fare facce strane :)
E per finire - ad una storia così serve per forza il lieto fine - Emma ha deciso di "featurare" la foto per il suo progetto su ravelry. Non saprei come tradurlo, ma sta di fatto che ora questa foto compare tra le foto ufficiali del pattern e io ne sono onorata.
Questa è la bella storia di Nuvola di Mattone.
domenica 11 novembre 2012
FATAL ATTRACTION :)
Da perfetta LqA ci sono progetti che mi fanno andare come un treno e altri che inizio con entusiasmo e poi rimangono fermi ad aspettare che mi torni l'ispirazione.
Mi sono data la regola personale di non avere mai più di 10 wips alla volta e quindi quando arrivo a livello per aggiungerne uno devo per forza finirne un altro.
Con questo ho barato.
Come vi dicevo nei post precendenti, avevo voglia di fare questo KAL insieme alle ragazze di Unite contro il Cancro ma la coda dei lavori era un po' lunga e altri ne ho ancora da mettere in coda.
Ma dovevo incastrarlo assolutamente per tanti motivi, tra questi il fatto che il pattern di Emma sia come sempre troppo accattivante.
Insomma, era un invito che non potevo rifiutare.
E allora mi sono data una regola: lo avrei fatto solo se avessi continuato a lavorare solo ed esclusivamente a quello dall'inizio alla fine.
E quindi mi sono impegnata.
Domenica scorsa il cast-on e questa sera la chiusura delle maglie.
Ora devo lavarlo e bloccarlo.
Il bloccaggio sarà un momento importante perchè ho usato la Ranco Araucania che mi piace molto sia come consistenza che come colori e sfumature.
Solo che essendo un filato destinato ai calzini tende ad essere molto elastico, da qui il motivo dell'arricciatura selvaggia della ruche che costituisce il bordo.
Spero di poter aggiungere presto una foto dello scialle bloccato, magari con la luce naturale.
Ora attacco con il collo per la nipote!
Mi sono data la regola personale di non avere mai più di 10 wips alla volta e quindi quando arrivo a livello per aggiungerne uno devo per forza finirne un altro.
Con questo ho barato.
Come vi dicevo nei post precendenti, avevo voglia di fare questo KAL insieme alle ragazze di Unite contro il Cancro ma la coda dei lavori era un po' lunga e altri ne ho ancora da mettere in coda.
Ma dovevo incastrarlo assolutamente per tanti motivi, tra questi il fatto che il pattern di Emma sia come sempre troppo accattivante.
Insomma, era un invito che non potevo rifiutare.
E quindi mi sono impegnata.
Domenica scorsa il cast-on e questa sera la chiusura delle maglie.
Ora devo lavarlo e bloccarlo.
Il bloccaggio sarà un momento importante perchè ho usato la Ranco Araucania che mi piace molto sia come consistenza che come colori e sfumature.
Solo che essendo un filato destinato ai calzini tende ad essere molto elastico, da qui il motivo dell'arricciatura selvaggia della ruche che costituisce il bordo.
Spero di poter aggiungere presto una foto dello scialle bloccato, magari con la luce naturale.
Ora attacco con il collo per la nipote!
domenica 4 novembre 2012
PENSANDO AL NATALE VERO :)
Ero elettrizzata, non stavo più nella pelle, volevo un KAL e lo volevo subito!!!!
Le amiche UciC mi stavano torturando con questa attesa, ma finalmente il mistero è stato svelato.
Sasasa's shawl time
Lo schema è pubblicato sul libro dei 23 progetti, ma da poco si può acquistare anche singolarmente qui a pochi euro, pochi per voi ma sommati uno sull'altro diventano importanti per UciC e la Lilt.
La designer è di sicuro successo, la cara Emma Fassio non delude mai.
E' uno schema adatto a tutte, anche alle principianti.
E' un bel regalo per sè, per qualcun altro conosciuto o non.
Io inizialmente pensavo di fare qualcosa per me, ma riflettendoci poi ho deciso che volevo essere solidale fino in fondo con questo progetto e così lo farò per donarlo a qualcuno che magari ha bisogno più di me di calore e coccole di lana.
Vi aspetto tutte sul carrozzone della prima caccia al tesoro di Unitecontroilcancro!
Le amiche UciC mi stavano torturando con questa attesa, ma finalmente il mistero è stato svelato.
Sasasa's shawl time
Lo schema è pubblicato sul libro dei 23 progetti, ma da poco si può acquistare anche singolarmente qui a pochi euro, pochi per voi ma sommati uno sull'altro diventano importanti per UciC e la Lilt.
La designer è di sicuro successo, la cara Emma Fassio non delude mai.
E' uno schema adatto a tutte, anche alle principianti.
E' un bel regalo per sè, per qualcun altro conosciuto o non.
Io inizialmente pensavo di fare qualcosa per me, ma riflettendoci poi ho deciso che volevo essere solidale fino in fondo con questo progetto e così lo farò per donarlo a qualcuno che magari ha bisogno più di me di calore e coccole di lana.
Vi aspetto tutte sul carrozzone della prima caccia al tesoro di Unitecontroilcancro!
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