martedì 29 maggio 2012

ANGOSCIA...

Andare in ufficio al mattino, la testa che pensa all'appuntamento delle 9, arriverò al pelo e non ho tempo nemmeno per il caffè. E non ho fatto nemmeno in tempo a prenderlo a casa.
Forse per questo quando ho sentito la testa che girava e il senso di nausea ho pensato che forse stavo per svenire a causa della pressione bassa.
Poi un collega dice "è il terremoto", la gente comincia ad uscire dal palazzo, io mi sento tranquilla per me e vado al pc per controllare l'epicentro.
Quando si sente così bene a Milano, di solito sono gli Appennini Emiliani.
Guardo sul sito dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, non c'è ancora nulla.
Si comincia a parlare di Modena, ca...ctus! E' più vicino dell'ultima volta.
Provo a chiamare i miei ma le linee sono mute.
E qui provo la paura.
Per la prima volta provo la paura e scopro sulla mia pelle cosa significa non poter raggiungere i propri cari con una telefonata.
Grazie a Dio mi va meglio con il cellulare di mia sorella che mi parla di spavento, del fatto che sono tutti in strada, di mio fratello che è scappato fuori con il solo accappatoio addosso, delle bambine che sono a scuola ma probabilmente saranno da andare a prendere...
Mai più, non voglio provarlo mai più.
Per fortuna dopo la scossa delle 13 mi chiama mia madre dal cellulare prima di darmi il tempo di pensare.

Sono vicina con la testa e con il cuore a chi questa mattina ha fatto una telefonata e non ha ricevuto una risposta, a quelli che non l'hanno ricevuta per tutto il giorno e per motivi gravi e definitivi.

Per quanto mi riguarda ho avuto conferma, una volta di più, che abito a Milano ma la mia casa, quella vera non sarà mai qui.
E mi spiace, perchè questo mi rende definitivamente diversa dal mio bambino che invece è nato qui.

(foto pubblicata sul sito de La Gazzetta di Mantova)

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