venerdì 16 settembre 2016

DAVVERO IL PROBLEMA SONO I COMPITI ESTIVI?

"mangia le verdure"
"lavati i denti"
"metti a posto le tue cose"
"fai i compiti"

Ancora una volta prendo spunto da un altro commento (che trovate qui) e dico la mia.
La vicenda è rimbalzata ovunque in questi giorni, grazie ai social e ai giornali(sti), che invece di andare a caccia di notizie nel mondo, la prendono corta e seguono i like.
Un padre il primo giorno di scuola scrive alle maestre di suo figlio per dire loro che il bimbo non ha fatto i compiti perchè lo ha deciso lui come adulto. Adduce ragioni quali esperienze più "meritevoli", seguire i propri interessi, fare cose più interessanti.
Probabilmente sono una mamma fortunata, ma mio figlio - come tutti gli anni - è riuscito a fare i compiti e contemporaneamente tante belle cose estive: vacanze, piscina, nell'orto con i nonni, leggere libri e fumetti a suo piacimento, stare con gli amici. Il tutto facendo non più di mezz'ora di compiti al giorno e finendo il tutto (in autogestione con la qualità che lui ha ritenuto sufficiente) a fine luglio.
Certo, ho dovuto richiamarlo quando non li faceva, fare pressione perchè mantenesse una certa regolarità (ha 10 anni ed è un bambino normale, grazie a dio) ma questo è il mio ruolo di genitore.
Il punto non è "i compiti sono giusti o sbagliati" ma lui ha ricevuto un incarico (a misura di bambino) e anche se non gli piaceva lo ha portato a termine. Per rispetto nei confronti dell'insegnante, degli altri bambini e genitori.
Questo gli ho insegnato chiedendogli di fare i compiti.
Per me questa è una lezione di vita: non far fare i compiti perchè non sono interessanti mi suona come il non fargli mangiare la verdura perchè non gli piace o lasciare che puzzi come un caprone perchè non vuole fare la doccia.
Nel percorso di vita di una persona ci sono cose piacevoli e spiacevoli, quelle spiacevoli a volte sono da fare a prescindere, per il solo fatto che viviamo in comunità.
Ho letto di "ordini", di "scuola non adeguata", qualcuno che ha scomodato persino il concetto di "disobbedienza civile".
Ma queste sono opinioni che fanno parte di una relazione di dialogo tra adulti. Come genitore non sono d'accordo con l'insegnante? Prendo un appuntamento e manifesto a lei le mie intenzioni direttamente, prima del gesto, non lo faccio tramite una lettera manifestatamente pubblicata per ottenere notorietà e non per iniziare un dialogo costruttivo.
Forse il padre in questione ha una professione che lo espone meno alle decisioni altrui rispetto a me, ma se penso a mio figlio inserito in un tessuto professionale normale in futuro, il fatto che ci possa essere qualcuno che gli darà compiti rispetto ai quali potrà non essere d'accordo mi sembra cosa normale.
E allora perchè non insegnare loro ad affrontare tutto questo da piccoli?
Certo, poi ci sono anche le cose per cui alzare la testa, la voce, mettersi di traverso, fare "casino" perchè non lo troviamo giusto.
Ma ogni cosa va affrontata correttamente e con i propri strumenti, consci delle relative conseguenze.
A 14 anni deciderà di non fare i compiti e affronterà la cosa da solo con il proprio professore? Avrà una maturità diversa, sarà una decisione sua e accetterà la risposta dell'insegnante in questione di conseguenza.
Ma a casa troverà una madre, non troverà comprensione o compassione. Una madre che gli dirà cosa ne pensa e cosa avrebbe fatto al suo posto, cosa è dipendente dalle sue decisioni a prescindere da giusto o sbagliato. Quale è il suo ruolo come alunno e quale il ruolo dell'insegnante. E la mia volontà (già espressa più volte anche alle elementari) di rispettare questi ruoli, fino al punto di sentirmi rinfacciare "per te ha sempre ragione la maestra".
E dare fondo ogni volta alla mia pazienza, rispiegando che la maestra ha le sue ragioni che a volte nè io nè lui possiamo capire e se non siamo d'accordo possiamo chiedere spiegazioni. E anche se non ha ragione, in quella veste è l'adulto di riferimento e per questo va rispettato.
Poi ci sono i miei pensieri, i miei conflitti, i miei confronti con loro che a casa non vengono riportati. Ma questa è una cosa tra me e loro: io mi faccio portavoce dei suoi eventuali disagi, non uso lui contro le maestre e non uso le maestre per protestare contro la scuola!
Io decido - coscientemente - di insegnare a mio figlio la responsabilità e il rispetto.
Per questo se la maestra chiede di fare i compiti, lui farà i compiti.
E nel mio piccolo aspetto con ansia la prossima estate quando alla fine della quinta i compiti non li dovrà fare (quindi si, sono contraria ai compiti estivi... così come vorrei che la Nutella fosse sana, che le patatine fritte contassero come verdure e che la casa si riordinasse quando schiocco le dita!).

venerdì 8 aprile 2016

IO SONO STATA UNA YOUNG ADULT, NON LO DIMENTICO E NON ME NE VERGOGNO

In risposta a questo articolo
http://www.qualcunoconcuicorrere.org/wordpress/complessita/

Cara Sarah,
sono mamma e sono stata adolescente.
Probabilmente, a differenza del Sig. Turrini, non me lo sono dimenticata.
Quello che mi ricordo dei miei 16 anni era l'incomprensione che percepivo nel mondo degli adulti e l'invidia verso gli "infanti" che crescevano senza problemi.
Rischio la banalità dicendo che è un'età in cui non sei appunto nè carne nè pesce ma tutti cercano di darti un'etichetta, di disegnarti il contorno da non strabordare, là dove il giovane adulto cerca solo di essere capito e aiutato a capire. E cerca limiti da superare perchè è su questo che si fonda il processo di crescita.
Di pari passo le mie scelte letterarie di allora: 30 anni fa non c'era letteratura specifica, sono passata da Gianni Rodari a Ignazio Silone con la mia immaturità e incoscienza.
Quello che ricordo però è che le mie scelte di lettura erano condivise da un adulto di riferimento: la prof di italiano, i miei genitori, la sorella più grande. Loro consigliavano, mi seguivano e mi aiutavano a capire le cose che leggevo e che a volte erano più grandi di me.
Cercavo altre risposte, ma non le trovavo perchè - appunto - non c'erano molti libri dedicati agli adolescenti allora.
Ma per fortuna le cose sono cambiate.
Io ho un figlio quasi pre-adolescente, un po' precoce nelle sue letture perchè estremamente sollecitato.
Legge un po' di tutto. Non gli impongo i classici perchè non hanno i ritmi della vita moderna. Seguo le sue curiosità.
Anni fa gli ho spiegato perchè non mi piaceva Geronimo Stilton per lui, perchè non ero disposta a spendere soldi per questo tipo di libri. Ma non gliel'ho proibito o bollato come illeggibile: lui sapeva che in biblioteca poteva prenderli o che poteva farseli regalare, ma che io non glieli avrei comprati. Ne ho comprati altri ed era lui il primo a dire alla fine "questo è più bello".
Oggi cerco di spiegargli allo stesso modo perchè "Vita da schiappa" mi fa lo stesso effetto e sullo stesso tema - visto che le medie sono vicine -  gli propongo letture moderne ma diverse (ad esempio l'ultimo libro di Annalisa Strada "#lemedie... ok panico!"), divertenti, adatte al suo linguaggio ma non così superficiali o commerciali.
Ma insomma, non si può essere sempre impegnati: sono la prima a confessare che aspetto con ansia l'ultima uscita di Ken Follet o della Kinsella per spegnere il cervello e abbandonarmi a sensazioni semplici!
Certo, per dare risposte di questo tipo bisogna investire del tempo, leggere quello che legge lui. Qualche mese fa mi ha chiesto di leggere "Eragon". Gli ho detto di no, non conoscevo il libro e non sapevo se fosse adatto a lui. Poi l'ho letto e gli ho spiegato che non mi sembra all'altezza di Percy Jackson. Eh già, quando ha iniziato a leggere Percy Jackson giravo con il dizionario dei miti della nipote liceale per rispondere alle sue domande...
Il fatto è che mi diverto a leggere i suoi libri. A stare al suo passo.
La letteratura per ragazzi è piena di letture per cui vale la pena!
Ci sono anche delle complicazioni in questo moderno mondo editoriale: il valore del lettore è dettato dalla battuta di cassa, il concetto di best seller è uber alles. Questo perchè una casa editrice è un'impresa privata e per continuare a vivere deve riuscire a vendere. E allora sì: diventano libri di successo anche cose che hanno poco valore creativo. Ma mi viene da pensare che le persone che comprano il best seller comunque sono lettori e potevano guardare la tv invece di leggere. E allora ben vengano anche i best seller.
Cara Sarah, anche per noi adulti questo mondo è tutto un po' nuovo e sconcertante. Così come noi da adolescenti eravamo sconcertanti per i nostri genitori, e loro lo sono stati prima di noi. Il mondo cambia, le persone con lui e il salto generazionale sempre più ampio non aiuta.
Ci vuole voglia di confrontarsi, che vuol dire esprimere le proprie opinioni e allo stesso tempo ascoltare e cercare di capire con la stessa forza. Lo devono fare gli adulti, lo devono fare gli adolescenti. A voi ragazzi servirebbe per evitare i nostri errori, a noi per ringiovanire un po' e soffrire meno di malinconia.
Per questo la mia risposta al signor Turrini è molto simile alla tua: vada a vedere e a leggere là dove i lettori "young adult" e gli autori si confrontano. Vada a cercare di capire quegli adulti che sanno esprimersi in modo che gli adolescenti possano capire e identificarsi. E non perchè si sono "abbassati" al loro livello, ma perchè hanno questa sensibilità, questa empatia che permette loro di farsi ricevere da un mondo diverso da quello a cui appartengono. E se ci sono adolescenti che scrivono per adolescenti adottando il linguaggio specifico, cosa c'è di male? Impoveriscono lo stile? Uffff, ci sono alcuni libri che sono talmente stilosi da risultare noiosi da morire..

Cara Sarah, mi permetto di aggiungere che dalla tua risposta si nota che sei molto matura e intelligente. La mia speranza è che le persone giovani siano sempre più come tu dimostri di essere.
Io frequento - perchè ho la fortuna di essere nata lì e quindi ci torno volentieri - il Festivaletteratura di Mantova. Lì incontro ogni anno tanti ragazzi che come te sono appassionati, curiosi e intelligenti. Che non hanno paura di fare domande anche agli autori più importanti ma che allo stesso tempo aprono la porta ai poco più che coetanei che magari sono alla prima esperienza.
Evidentemente il signor Turrini questa esperienza non l'ha mai vissuta.
E allora invitiamolo: mettiamolo di fronte una sera per un'ora ai ragazzi di Blurandevù e vediamo se dopo avrà la stessa opinione di oggi.

E mi rimane un dubbio su cui però non spenderò più di un minuto: cosa pensa il signor Turrini della letteratura "chick-lit"? Di quello che viene scritto per le donne e per rappresentare in modo semplice le loro esperienze? E degli uomini che scrivono per le donne o viceversa (ma in quest'ultimo caso per la maggior parte sotto pseudonimo)? Tutto da bruciare o bollare?

Cara Sarah, sperimenterai che il mondo dell'incomprensione va oltre i tuoi 16 anni. Grazie per aver dato voce alla tua età in questo contesto, ti auguro di esprimerti anche per altre battaglie nel futuro.
Ma non vergognarti se in spiaggia un giorno ti verrà voglia di leggere un libro leggero e non giudicare - ti prego - chi vedrai farlo. Il rischio di essere "un signor Turrini al contrario" è sempre dietro l'angolo.

Con tanto affetto,
Emanuela, sedicenne del 1988.

martedì 27 ottobre 2015

TU CHIAMALE SE VUOI EMOZIONI...

Quante cose poco interessanti, frasi fatte o talmente banali da darti quasi fastidio si incontrano in  FB.
Questa sera però ho incontrato questa e mi sono sentita totalmente rappresentata come madre e "educatrice in progress".
Tante cose le ho imparate da altri, tante me le invento, tante le faccio con il cuore, tante sono reazioni ai comportamenti del mio piccolo grande Topolo.
Un anno fa in questo periodo le maestre al colloquio mi hanno fatto un piccolo "agguato". Che si, Tops era didatticamente intoccabile, velocità di apprendimento superiore alla norma, capacità logico-deduttive superiori alla sua età ma...
Non ero nuovi ai "ma" delle maestre: si sono lamentate dalla prima elementare di una sua incapacità di gestire i tempi morti della classe e al mio tentativo di suggerire comportamenti correttivi davano risposte per me non accettabili (della serie "lasciatelo leggere, fatelo lavorare di più..." "eh brava, così va ancora più avanti degli altri, si deve abituare alla noia").
Insomma mi aspettavo la solita solfa.
E invece era una MA diverso: "...ma ha degli attacchi di rabbia che non riusciamo a gestire e temevano che a casa fosse successo qualcosa".
Tralascio le 1000 domande fatte in quel momento e le risposte evasive ricevute, nonchè l'arrabbiatura dovuta al fatto che la cosa succedeva da un po' ma non era arrivata a casa (se c'è un problema convocami subito, non aspettare il colloquio!): questo purtroppo ho capito che fa parte dell'atteggiamento delle nostre insegnanti e quindi vado oltre.
Oddio, più che oltre me ne sono tornata a casa. Piangendo per i sensi di colpa, per non aver visto segnali, perchè forse il mio atteggiamento nei suoi confronti, cattivo esempio... Chi è genitore, può capire.
Non ci ho dormito la notte, ho parlato con chi poteva starmi vicino e aiutarmi a capire.
Poi ecco lo scatto della mamma-tigre: basta piangersi addosso, documentiamoci!
Ho letto blog, siti di psicologia infantile, ho scritto lettere, ho ricevuto risposte.
Poi ho chiamato la Pediatra Adorata (che chiamo poco, ma c'è sempre quando abbiamo problemi). Solita risposta sua, breve ma centrata: "di' pure benvenuti agli ormoni". Cioè? Fase pre-puberale, mi dice. Cosa? a 8 anni e mezzo??? Si, mi dice, fosse stato più grande avremmo avuto altre cose da considerare, ma a questa età propendo per l'ormone in sviluppo.
Ecco, non ero pronta. Ma quindi? Domani devo insegnarli a radersi i baffi?
Metto giù il telefono: da un lato mi rasserena sapere che non devo fargli il test per il consumo delle droghe o affrontare un percorso di psicanalisi in cui potremmo scoprire che il cesareo gli ha lasciato un segno indelebile, dall'altro non so cosa fare.
Faccio con la mente un salto indietro nel tempo a ricordare come ero alla sua età (no, io ero più grande di almeno 5 anni!) e in cosa non mi sentivo compresa: quello che io volevo era solo sfogarmi, quello che mi infastidiva di più era sentirmi dire "non devi arrabbiarti, non devi esser triste, non devi sentirti in questo modo".
Io mi sentivo così, non riuscivo a sentirmi in maniera diversa. E mi sentivo in modo irrazionale, che non sapevo spiegare: mi veniva da piangere? dovevo sedermi per terra e piangere, punto!
Ci tengo come sempre a dire che ho una famiglia meravigliosa, che siamo passati attraverso queste mie tempeste senza grossi danni, che in parte erano tempeste talmente interiori che nemmeno se ne accorgevano a casa.
Comunque, forte di questi miei ricordi, ho scelto il mio percorso con lui: farlo parlare, fargli uscire le cose da dentro, non giudicarlo ma consigliare per il meglio.
Non dire "non devi arrabbiarti" ma "capisco che sei arrabbiato, se riesci a spiegarmi perchè posso capire anche le tue ragioni, ma il modo in cui ti fai prendere dalla rabbia fa male prima di tutto a te e poi agli altri".
Chi conosce Tops sa che il suo "sgranar d'occhi" è coinvolgente, a volte il marpione ne fa un'arma ma in questo caso - e nella maggioranza dei casi, sua innocenza - l'occhione aperto era sincero e desideroso di comprensione. Tant'è che dalla sgranata d'occhi al lacrimone con richiesta d'abbraccio il passo fu immediato.
E così questa è la nostra filosofia emozionale: non giudicarci per ciò che proviamo, provare a spiegarci, provare a capirci e provare ad esprimerci al meglio.
E come sempre, se vale per lui, vale anche per me. E anche io vivo meglio da quando le mie emozioni hanno lo spazio che meritano, pur rimanendo la "sanguigna schietta" che sono.

Inutile dire che le maestre hanno notato il cambiamento, non era quello l'obiettivo. Ma continuiamo il nostro percorso di essere umani estremamente sensibili senza farci snaturare.
Ed è solo questo il nostro obiettivo.

martedì 8 settembre 2015

PRIMA DI DORMIRE (O APPENA DOPO)

Serata tranquilla, Topolo ha giocato con i Lego 5 minuti più del solito in cambio di un'andata a letto più veloce.
Sono le 21, sono sul divano, scaldo i ferri che voglio finire un maglioncino perfetto per l'arietta settembrina, ho trovato un film su sky...
Arriva il quasi-ragazzo piangendo, sconvolto... ok, abbiamo tolto un premolare dopo cena, forse sanguina ancora.
"mamma mettimi in punizione" mi dice piangendo.
"perchè?" (maglioncino mio aspettami, metto in pausa il film - viva il tasto "pausa" di mysky - e punto gli occhi su di lui).
Allora, succede ogni tanto che dopo essere andato a letto si faccia travolgere da qualcosa successo durante la giornata che avrebbe dovuto raccontarmi ma ha scelto di tenere per sè. Poi, proprio prima del sonno, questi pensieri ritornano e non riesce a gestirli.
Siamo in questa situazione.
"perchè dico le parolacce"
Ohmmmmmmm.
Situazione difficile: le parolacce sono sbagliate, ma anche la mamma le dice. Quindi il "leading by example" è fuori discussione.
Approfondiamo.
"e quando le dici?"
"al campus"
Sta frequentando una settimana multisport in un centro sportivo, amici nuovi, alcuni più grandi, situazioni più difficili.
Calma e gesso.
"e cosa dici?" "eh... tipo 'scemo'..."
"lo hai detto a qualcuno?" Questo è potenzialmente sbagliato, sono sicura.
"ma no, quando sono con gli altri, così per dire..."
OOOOOOCCHEIIII situazione circoscritta.
Mamma-tigre mode on ma con creatività.
Il Topolo nel frattempo non ha smesso di singhiozzare e nei miei secondi di riflessione si ripete a mo' di mantra "devimettermiinpunizione devimettermiinpunizione".
Lo abbraccio fino a quando smette di singhiozzare.
Poi lo guardo.
"No, non ti metto in punizione"
"Ma devi punirmi!"
"Sono io la mamma, non puoi decidere tu"
"ma ma ma..." Confusione.
Chiarimento.
"Le parolacce sono brutte, soprattutto in bocca ad un bambino. E' sbagliato dirle se non hai motivo per farlo e dirle ti porta a non farti voler bene dagli altri. E' per questo che ti chiedo di non dirle. Ma non posso punirti per questo, non avrai una punizione, avrai un compito: domani ti porti una penna e un blocchetto e, ogni volta che dirai una parolaccia, te la scriverai sul blocchetto. Poi domani sera rileggerai tutte le parolacce e sono sicura che non ti piacerà rileggerle. Forse proverai vergogna. E se proverai vergogna o non ti sarà piaciuto, il giorno dopo saprai da solo perchè devi controllarti."
Topolo annuisce significativamente.
Chiusura: "mi raccomando, però, mi fido di te: devi scriverle tutte".
"Certo!"
Si alza e fa per andarsene, alla fine del tappeto della sala si gira e dice "Sai, non riesco a dormire se faccio qualcosa di brutto e non te lo dico".
Questa la registro, la scrivo e siete tutti testimoni: tra quattro o cinque anni userò questa sua stessa frase contro di lui!
Ma nel frattempo è tutto risolto. Il quadernino e la penna sono già nello zaino.
Fino alla prossima.
Mi conforta sapere che non riesce a nascondermi le cose. Principalmente perchè crede nel superpotere delle mamme di sapere sempre tutto prima o poi e sa che se le cose le vengo a sapere da altri e non da lui l'ira funesta del pelide Achille è niente al confronto della mia.
Ultima frase dal letto: "ma perchè quando ti dico queste cose non ti arrabbi e prima quando non ho portato via il piatto dalla tavola hai urlato?".
Perchè scelgo oculatamente i miei investimenti.
"DORMIIIII!"
(Tasto play di MySky)

giovedì 6 agosto 2015

COME HO FATTO DI MIO FIGLIO UN APPASSIONATO LETTORE

Spesso mi sento dire che sono fortunata ad avere un figlio che legge, che i coetanei per farli leggere bisogna legarli alla sedia o fare scenate, che è strano che un maschio (!?!?!!?) legga così tanto.
E allora lo dico una volta per tutte: non sono fortunata, è stato fortunato lui a ritrovarsi una mamma lettrice (che ha alle spalle una famiglia di lettori).

Preciso: siamo fortunati si, perchè TopoFede non ha avuto problemi di vista nella prima infanzia, sono problemi seri che purtroppo non aiutano ad appassionarsi alla lettura. Se fissare le lettere su una pagina ti fa venire il mal di testa, se le lettere si confondono davanti ai tuoi occhi, se fai fisicamente fatica diventa difficile appassionarsi.

Topolo è nato mancino: è stato chiaro dal giorno in cui ha afferrato la prima cosa, quando ha imparato a camminare, quando per la prima volta ha guardato dentro un cannocchiale.
Lo chiamano mancino "occhio-mano-piede" o mancinismo omogeneo spontaneo.
Da quando è nato il suo approccio al mondo (e a me) è speculare al mio, che vivo con la parte destra del mio corpo il 99% delle esperienze sensoriali, cercando di far funzionare il cervello per intero.
Quando mi resi conto del suo mancinismo, la mamma-tigre che c'è in me fece il primo dei tanti ruggiti. Da un lato ero preoccupata del fatto che fargli copiare i miei gesti sarebbe stato impossibile (persino per sbattere le uova lui fa una rotazione inversa alla mia) e dall'altra mi rendevo conto che il mondo - anche nelle piccole cose - non è fatto per i mancini. La chitarra per esempio.
Suo padre è mancino ma scrive con la destra perchè lo hanno obbligato. Io ho sempre pensato prima della nascita di mio figlio che questo atteggiamento fosse abominevole, ma confesso di aver accarezzato l'idea di forzarlo dopo la sua nascita.
Mi confrontai all'epoca con la pediatra.
Fugando tutti i miei dubbi esistenziali, l'unica cosa su cui mi fece porre attenzione fu la dislessia (e disturbi simili). Le sue parole furono asettiche: "l'incidenza percentuale della dislessia nei mancini omogenei è più alta rispetto agli altri, è l'unica cosa su cui fare attenzione perchè, nel caso, prima te ne accorgi e prima si riesce ad aiutarlo nel modo giusto".
Un'affermazione del genere detta ad una mamma-tigre comporta reazione immediata.
Dapprima mi limitai ad osservarlo nei suoi gesti semplici, tipo il fatto che sfogliava i libri dal fondo e che interagiva prima con la pagina alla sua destra e poi con quella a sinistra.
Poi agii.
E iniziai a leggere non per lui ma insieme a lui.
Me lo sedevo in braccio e sfogliavamo il libro insieme dall'inizio.
Quando leggevo seguivo con il dito le parole scritte da sinistra verso destra.
Tutti i giorni, in qualsiasi momento, ma soprattutto la sera prima di andare a dormire.
Poi iniziò ad avvicinare le lettere - lette e scritte - e  continuai ad obbligarlo a mostrarmi con le sue dita il senso della lettura. "ma devo proprio farlo?" "si!"
Nel frattempo alla scuola d'infanzia gli insegnavano a scrivere e in accordo con le maestre - sante maestre Cristina e Daniela - la nostra preoccupazione era quella che la B avesse le due gobbe che puntavano a destra, non che il gesto della scrittura seguisse le stesse direzioni dei suoi compagni (alcuni libri di prescrittura purtroppo, ancora oggi, insegnano a scrivere seguendo un percorso che non è per mancini).
Nella sua scuola esisteva anche un osservatorio per disturbi dell'apprendimento e gli specialisti alla fine dei tre anni concordavano sul fatto che non si ravvisavano segni di dislessia o disgrafia e che il Topolo aveva trovato il suo equilibrio mancino.
Bene, potevo tirare fiato.
Tirai fiato.
Per scoprire che però lui la sera voleva continuare a leggere con me.
E allora continuammo a leggere. Insieme.
Ad entrare nelle librerie per scegliere i colori, le copertine e le storie che più ci attiravano.
Poi cominciò a leggere da solo. Sempre prima di dormire, accoccolato nel lettone vicino a me, io con il mio libro, lui con il suo. E a dimenticarci insieme che era ora di addormentarsi.
Ma i libri da dove vengono?
La prima volta che lo lasciai da solo ad un evento del Festivaletteratura aveva 4 anni. L'autore da incontrare era Tony Ross e ancora oggi il suo "Paolona Musona" è uno dei libri che Fede ricorda con maggior piacere. L'evento era all'aperto, lui era con la sua adorata cuginetta e io li osservavo da fuori, commossa di fronte alla loro totale attenzione (considerando poi che l'autore parlava in inglese e c'era pure la traduttrice).
Poi vennero le avventure. I tanti Geronimo Stilton che gli facevo prendere in biblioteca perchè mi rifiutavo di comprarli, alternati a libri sui robot, sui mostri, Peter Pan, Alice nel paese delle meraviglie.
A metà della seconda elementare mi chiese di leggere Harry Potter e gli dissi di no, che era troppo piccolo per Harry. Insoddisfatto per il mio rifiuto, un giorno tornò a casa da scuola con il libro preso dalla biblioteca dicendo "la maestra non mi ha detto no". E chi sono io per andare contro alla maestra? Ci mise 3 mesi, ma riuscì nell'impresa.
Andando indietro con i ricordi, mi rendo conto che io alla sua età i libri li divoravo. Ogni momento era buono per leggere una pagina, se ero da sola leggevo, se non mi piacevano i giochi che facevano gli amici tiravo fuori un libro (al limite dell'emarginazione sociale). Io, che nell'estate tra la prima e la seconda elementare imploravo mio padre per farmi accompagnare in biblioteca e fu proprio quell'estate che lessi l'edizione integrale di Pinocchio, facendomi per questo amare dalla bibliotecaria.
Lui è meno patologico e il suo gusto per il leggere non sfocia nell'asocialità. Legge per curiosità, non per claustrofobia emotiva.

Insomma, il seme cade sempre vicino alla pianta.
Ma per crescere forte la pianta va coltivata.
Partiamo per un viaggio? "Fede, che libro ti porti?"
Mi dice che ha finito un libro? Gli chiedo di raccontarmelo (e intanto fa esercizio di sintesi ed esposizione mentre io mi godo la sua bella vocina).
In cartella ha sempre qualcosa da leggere, per quando in classe ci sono tempi morti e magari deve aspettare che gli altri finiscano... e intanto non disturba.
E io ho sempre un libro in borsa. E lui che chiede "cosa stai leggendo? di cosa parla?"
E tanto tanto tanto di più.

Possiamo concludere che Fede è un appassionato lettore.
Perchè la lettura è un momento di quiete e relax. E c'è sempre il modo di avere un momento di quiete e relax durante la giornata.
Perchè è un modo per stare insieme, per avere cose da raccontarsi.
Per vivere le avventure che non si possono vivere altrimenti, per sognare ad occhi aperti e pensare che niente è impossibile.
Perchè a casa nostra (e nelle case in cui ci spostiamo) i libri sono dappertutto e non sono mai abbastanza.
Perchè prestare un libro ad un amico è un modo per avere qualcosa in comune.
Perchè ci sono i libri, i fumetti, Focus Junior e i cataloghi Lego.
Perchè se legge lui, leggo anche io e viceversa.

Leggo io, legge lui.

Non sono fortunata.
L'ho aiutato a crescere, gli ho chiesto di condividere una passione, gli do' l'esempio.
E' lui quello fortunato: vive in una casa, in una famiglia in cui si legge per tenere la mente accesa e il cuore aperto. In cui la scelta di un libro è un esercizio di libero arbitrio. E alla fine puoi dire liberamente "mi piace" o "non mi piace", basta che mi spieghi il perchè. E io posso essere d'accordo o no e ti dirò i miei perchè.
E non ci neghiamo la tv, il tablet, i lego, i giochi con gli amici. Non rubiamo tempo a niente e facciamo tutto.
Ecco, forse non disegniamo tanto perchè siamo due capre con la matita in mano.
"Mamma, diventerò fumettista... ma quello che inventa le storie, non quello che le disegna".
Amen!

mercoledì 29 aprile 2015

ET DIEU CREA MAMAN...

E diciamocelo: già fece un capolavoro creando la donna, ma quando la fece diventare madre superò sè stesso!

Cronaca semi-seria di quest'ultima settimana...

Capita che io debba assentarmi un paio di notti per lavoro, la nonna (mamma-bis) corre in aiuto e Fede per la scuola però deve andare più o meno in autogestione.
Ma è tutto sotto controllo: sabato mattina lo affido al padre con consegne scolastiche relative.
"Guarda che lunedì c'è la verifica di inglese, le cose le sa deve solo ripassare come si scrivono certe parole. E poi deve studiare storia, scienze e geografia. Sa fare da solo, si tratta solo di verificarglielo prima di lunedì." Il padre fa sì con la testa, per nulla rincuorata io guardo negli occhi il Topolo e gli dico "Mi raccomando!".
Telefonata da fuori del lunedì alle 18: "mi ha interrogato in storia ma non ho saputo rispondere". Mi farfuglia una giustificazione (oddio, ha ragione lui... era una cosa che io avevo liquidato come esempio di un concetto e che per la maestra invece era da sapere...) ma dato che la maestra ci ha dato una possibilità per il prossimo lunedì non si scappa. "Stasera e tutte le sere da qui a lunedì prossimo studi storia dall'inizio!". Mamma cattiva, si, ma se deve essere lezione, che lezione sia.
Rientro il martedì sfatta dalla trasferta con solo tanta voglia di riposare un po' che mercoledì ho un'altra giornata lunga. "Mamma, la maestra di inglese dice che ho sbagliato la verifica di inglese". Sgrano gli occhi, non ho la forza, giovedì c'è la seconda parte della verifica, guardo mia madre che ricambia il mio sguardo e mi dice silenziosamente "no, inglese non ce la posso fare". Riabbasso gli occhi sul Topolo che sta sempre aspettando una mia reazione... "ma cos'hai sbagliato?" "non lo so, dice che ho fatto tanti errori sui numeri ma io li sapevo".
Calma e sangue freddo, prima ceniamo poi facciamo. Non c'è tempo per il divertimento, stasera si corre ai ripari: sul quadernino di casa gli faccio scrivere tutti i numeri da 1 a 20 e poi le decine e track che scopriamo subito che il 15 e il 40 non si scrivono così... Però gli altri li sa benissimo quindi non mi capacito...
Pazienza, quando ci consegnerà la verifica lo capiremo, intanto scrivi 10 volte fifteen e 10 volte forty così non te lo dimentichi più.
Già che ci siamo, ripassiamo tutti i vocaboli e le regole dall'inizio??? ECCHEDIVERTIMENTOOOO! Per me quanto meno, c'è di buono che per lui è solo un modo per chiacchierare con me e quindi si fa venire la voglia.
Il mercoledì mattina distribuisco compiti per la giornata "mentre vai a scuola ripeti alla nonna il mito dell'origine del mondo e la teoria del Big Bang e quando torni a casa traduci le frasi che ti ho lasciato sul quadernino, scrivi i giorni della settimana e poi quando arrivo io verso le otto e mezza prima di andare a letto ripassiamo ancora". Torno a casa alle 20.30 e si fa quello che avevo promesso.
Giovedì sera... dopo l'ennesimo ripasso di storia - a cui abbiamo aggiunto anche geografia e scienze - ci guardiamo "the sing off"... io ne ho bisogno!
Venerdì pomeriggio: tutti in piscina (io e lui) e poi pizza in casa... ve lo devo dire che la pasta per la pizza l'ho preparata alle 5 di questa mattina?
Sabato mattina: compiti... "mamma non ci hanno dato il quaderno di matematica!". Prima di inveire contro di lui, veloce sms a mamma di classe solidale che mi conferma il problema. Decidiamo a stretto giro di whatsup di usare fogli volanti da inserire lunedì nel quaderno. E nel frattempo? Topolo l'ho mandato a studiare tutto quello che deve studiare.
Pranzo fuori, compro le scarpe per me dopo 2 settimane che ero senza tacco e facevo ciak ciak per l'ufficio. No, non ne ho un solo paio ma quelle che uso prevalentemente in ufficio sono quelle che mi permettono di fare le corse con i tacchi anche se piove e i marciapiedi di Milano diventano scivolosi.
Tutti in piazza Castello che si fa l'Albero di Natale con i Legoooooo. No amore, mamma non entra, ti guardo da fuori. Si però poi mi rompo a guardarti da fuori... possiamo andare che son 2 ore che sono qui in piedi al freddo???
Spesa, già che ci sono facciamo la focaccia stasera? Se non ti va, te la mangi lo stesso perchè l'ho messa a lievitare questa mattina e quello c'è.
Prima di cena? Ripassino veloce di storia dai. Poi però film senza pensieri.
Domenica mattina? Suona sempre la sveglia in casa nostra, perfino per la messa delle 10 che essendo dedicata ai bambini non possiamo mancare. Oddio no, siamo in Avvento dobbiamo arrivare anche prima... sbrigati!!! "ma neanche la domenica posso fare con calma?".
No. Benvenuto nella vita.
E prima di pranzo? Dai, ripassa geografia, si lo so che è per martedì, ma lunedì pomeriggio c'è il catechismo, torni tardi e devi fare i compiti di inglese.
Io intanto preparo le tagliatelle che faccio alla svelta e con il mattarello mi faccio pure i bicipiti.

Fermi tutti! Dopo pranzo ci sono le partite! E la mamma si butta sul divano e si riposa!
Aspetta però che prima faccio partire una lavatrice così quando finisce la partita stendo...
Si, tu gioca con i tuoi adorati Lego che te lo meriti. Si si, li puoi portare tutti in salotto. Quando mi sveglio ricordami solo che non posso muovermi sul tappeto senza ciabatte.
Ma come? E' già ora di cena? Hai fatto la doccia? Si si, poi mangiamo i toast (non ho la forza di fare altro).

E' domenica sera, sono stanca... Meno male che domani vado in ufficio!

E diciamocelo, quando Dio ha creato la mamma ha fatto cosa buona e giusta, però poteva anche dotarla di batteria ricaricabile!

martedì 28 aprile 2015

(NON) AMORE

Ieri TopoFede ha assistito ad un momento di vita terribile.
Il papà di una sua compagna di classe ha tentato di portarla via alla madre all’uscita da scuola.
Non parlo di ragioni dei singoli, non voglio esprimere giudizi, è una separazione difficile e per motivi profondamente tristi ma i tribunali si stanno già occupando di questo.
Voglio parlare dei fatti a cui mio figlio ha assistito.
Ha visto gesti violenti nei confronti della madre della bambina, ha visto reazioni inconsulte da parte di un padre… fortunatamente ha visto anche tanti altri adulti fare cordone attorno alla bimba per proteggerla fino all’arrivo della polizia.
“Come ti sei sentito?”
“Ho avuto paura”
E io sono arrabbiata perché non posso proteggerlo dalla paura.
“E cos’hai fatto?”
“Insieme a X e Y, siamo stati vicino a Lei (la bimba “oggetto” del contendere) e l’abbiamo portata lontana mentre la Tata insieme agli altri adulti calmavano suo papà”
E io sono fiera di lui perché non ha pensato solo alla sua paura ma a far parte del gruppo che nel gesto comune ha tentato di porre rimedio alla situazione che si era generata.
“… però mamma non ne voglio più parlare”
E invece no, ne parleremo ancora. Anzi, ne parliamo ancora.
“Ma cosa ti ha spaventato?”
“… insomma, lui è il suo papà e voleva far del male alla sua mamma e anche a Lei”
Hai ragione: l’amore di un papà dovrebbe essere protettivo, non violento.
“Cosa pensi che sia successo?” “Il suo papà è molto arrabbiato”
“e quindi se è arrabbiato è giusto che sia violento?” “no, quello no… ma perché non lo chiede con il suo avvocato?”
Ed eccolo qua il piccolo uomo, quello che sa che a volte le mamme e i papà si parlano tramite gli avvocati. Quello che sa che ci si può arrabbiare ma non fino a far del male al tuo stesso figlio o a sua madre.
Quello che un giorno mi ha chiesto di non litigare più con il suo papà perché lui ci rimaneva male e io e suo padre abbiamo obbedito (e non solo di fronte a lui). Perchè entrambi amavano lui più di quanto ci piacesse litigare tra di noi.

HO AVUTO PAURA.
E quanta paura avrà avuto e avrà ancora quella bimba che ha visto suo padre così?
E quanti ce ne sono di bimbi che hanno paura per lo stesso motivo?
Perché in tanti casi bisogna aspettare che succeda qualcosa di brutto prima di fare qualcosa? Perché abbiamo bisogno delle vittime e non possiamo prevenire?

Tante, troppe domande senza risposta. Non ne avranno stasera e nemmeno domani. Ma che sia possibile un giorno fare qualcosa e non solo aspettare che accada il peggio e pensare "che brutto il mondo in cui viviamo".