giovedì 6 agosto 2015

COME HO FATTO DI MIO FIGLIO UN APPASSIONATO LETTORE

Spesso mi sento dire che sono fortunata ad avere un figlio che legge, che i coetanei per farli leggere bisogna legarli alla sedia o fare scenate, che è strano che un maschio (!?!?!!?) legga così tanto.
E allora lo dico una volta per tutte: non sono fortunata, è stato fortunato lui a ritrovarsi una mamma lettrice (che ha alle spalle una famiglia di lettori).

Preciso: siamo fortunati si, perchè TopoFede non ha avuto problemi di vista nella prima infanzia, sono problemi seri che purtroppo non aiutano ad appassionarsi alla lettura. Se fissare le lettere su una pagina ti fa venire il mal di testa, se le lettere si confondono davanti ai tuoi occhi, se fai fisicamente fatica diventa difficile appassionarsi.

Topolo è nato mancino: è stato chiaro dal giorno in cui ha afferrato la prima cosa, quando ha imparato a camminare, quando per la prima volta ha guardato dentro un cannocchiale.
Lo chiamano mancino "occhio-mano-piede" o mancinismo omogeneo spontaneo.
Da quando è nato il suo approccio al mondo (e a me) è speculare al mio, che vivo con la parte destra del mio corpo il 99% delle esperienze sensoriali, cercando di far funzionare il cervello per intero.
Quando mi resi conto del suo mancinismo, la mamma-tigre che c'è in me fece il primo dei tanti ruggiti. Da un lato ero preoccupata del fatto che fargli copiare i miei gesti sarebbe stato impossibile (persino per sbattere le uova lui fa una rotazione inversa alla mia) e dall'altra mi rendevo conto che il mondo - anche nelle piccole cose - non è fatto per i mancini. La chitarra per esempio.
Suo padre è mancino ma scrive con la destra perchè lo hanno obbligato. Io ho sempre pensato prima della nascita di mio figlio che questo atteggiamento fosse abominevole, ma confesso di aver accarezzato l'idea di forzarlo dopo la sua nascita.
Mi confrontai all'epoca con la pediatra.
Fugando tutti i miei dubbi esistenziali, l'unica cosa su cui mi fece porre attenzione fu la dislessia (e disturbi simili). Le sue parole furono asettiche: "l'incidenza percentuale della dislessia nei mancini omogenei è più alta rispetto agli altri, è l'unica cosa su cui fare attenzione perchè, nel caso, prima te ne accorgi e prima si riesce ad aiutarlo nel modo giusto".
Un'affermazione del genere detta ad una mamma-tigre comporta reazione immediata.
Dapprima mi limitai ad osservarlo nei suoi gesti semplici, tipo il fatto che sfogliava i libri dal fondo e che interagiva prima con la pagina alla sua destra e poi con quella a sinistra.
Poi agii.
E iniziai a leggere non per lui ma insieme a lui.
Me lo sedevo in braccio e sfogliavamo il libro insieme dall'inizio.
Quando leggevo seguivo con il dito le parole scritte da sinistra verso destra.
Tutti i giorni, in qualsiasi momento, ma soprattutto la sera prima di andare a dormire.
Poi iniziò ad avvicinare le lettere - lette e scritte - e  continuai ad obbligarlo a mostrarmi con le sue dita il senso della lettura. "ma devo proprio farlo?" "si!"
Nel frattempo alla scuola d'infanzia gli insegnavano a scrivere e in accordo con le maestre - sante maestre Cristina e Daniela - la nostra preoccupazione era quella che la B avesse le due gobbe che puntavano a destra, non che il gesto della scrittura seguisse le stesse direzioni dei suoi compagni (alcuni libri di prescrittura purtroppo, ancora oggi, insegnano a scrivere seguendo un percorso che non è per mancini).
Nella sua scuola esisteva anche un osservatorio per disturbi dell'apprendimento e gli specialisti alla fine dei tre anni concordavano sul fatto che non si ravvisavano segni di dislessia o disgrafia e che il Topolo aveva trovato il suo equilibrio mancino.
Bene, potevo tirare fiato.
Tirai fiato.
Per scoprire che però lui la sera voleva continuare a leggere con me.
E allora continuammo a leggere. Insieme.
Ad entrare nelle librerie per scegliere i colori, le copertine e le storie che più ci attiravano.
Poi cominciò a leggere da solo. Sempre prima di dormire, accoccolato nel lettone vicino a me, io con il mio libro, lui con il suo. E a dimenticarci insieme che era ora di addormentarsi.
Ma i libri da dove vengono?
La prima volta che lo lasciai da solo ad un evento del Festivaletteratura aveva 4 anni. L'autore da incontrare era Tony Ross e ancora oggi il suo "Paolona Musona" è uno dei libri che Fede ricorda con maggior piacere. L'evento era all'aperto, lui era con la sua adorata cuginetta e io li osservavo da fuori, commossa di fronte alla loro totale attenzione (considerando poi che l'autore parlava in inglese e c'era pure la traduttrice).
Poi vennero le avventure. I tanti Geronimo Stilton che gli facevo prendere in biblioteca perchè mi rifiutavo di comprarli, alternati a libri sui robot, sui mostri, Peter Pan, Alice nel paese delle meraviglie.
A metà della seconda elementare mi chiese di leggere Harry Potter e gli dissi di no, che era troppo piccolo per Harry. Insoddisfatto per il mio rifiuto, un giorno tornò a casa da scuola con il libro preso dalla biblioteca dicendo "la maestra non mi ha detto no". E chi sono io per andare contro alla maestra? Ci mise 3 mesi, ma riuscì nell'impresa.
Andando indietro con i ricordi, mi rendo conto che io alla sua età i libri li divoravo. Ogni momento era buono per leggere una pagina, se ero da sola leggevo, se non mi piacevano i giochi che facevano gli amici tiravo fuori un libro (al limite dell'emarginazione sociale). Io, che nell'estate tra la prima e la seconda elementare imploravo mio padre per farmi accompagnare in biblioteca e fu proprio quell'estate che lessi l'edizione integrale di Pinocchio, facendomi per questo amare dalla bibliotecaria.
Lui è meno patologico e il suo gusto per il leggere non sfocia nell'asocialità. Legge per curiosità, non per claustrofobia emotiva.

Insomma, il seme cade sempre vicino alla pianta.
Ma per crescere forte la pianta va coltivata.
Partiamo per un viaggio? "Fede, che libro ti porti?"
Mi dice che ha finito un libro? Gli chiedo di raccontarmelo (e intanto fa esercizio di sintesi ed esposizione mentre io mi godo la sua bella vocina).
In cartella ha sempre qualcosa da leggere, per quando in classe ci sono tempi morti e magari deve aspettare che gli altri finiscano... e intanto non disturba.
E io ho sempre un libro in borsa. E lui che chiede "cosa stai leggendo? di cosa parla?"
E tanto tanto tanto di più.

Possiamo concludere che Fede è un appassionato lettore.
Perchè la lettura è un momento di quiete e relax. E c'è sempre il modo di avere un momento di quiete e relax durante la giornata.
Perchè è un modo per stare insieme, per avere cose da raccontarsi.
Per vivere le avventure che non si possono vivere altrimenti, per sognare ad occhi aperti e pensare che niente è impossibile.
Perchè a casa nostra (e nelle case in cui ci spostiamo) i libri sono dappertutto e non sono mai abbastanza.
Perchè prestare un libro ad un amico è un modo per avere qualcosa in comune.
Perchè ci sono i libri, i fumetti, Focus Junior e i cataloghi Lego.
Perchè se legge lui, leggo anche io e viceversa.

Leggo io, legge lui.

Non sono fortunata.
L'ho aiutato a crescere, gli ho chiesto di condividere una passione, gli do' l'esempio.
E' lui quello fortunato: vive in una casa, in una famiglia in cui si legge per tenere la mente accesa e il cuore aperto. In cui la scelta di un libro è un esercizio di libero arbitrio. E alla fine puoi dire liberamente "mi piace" o "non mi piace", basta che mi spieghi il perchè. E io posso essere d'accordo o no e ti dirò i miei perchè.
E non ci neghiamo la tv, il tablet, i lego, i giochi con gli amici. Non rubiamo tempo a niente e facciamo tutto.
Ecco, forse non disegniamo tanto perchè siamo due capre con la matita in mano.
"Mamma, diventerò fumettista... ma quello che inventa le storie, non quello che le disegna".
Amen!

mercoledì 29 aprile 2015

ET DIEU CREA MAMAN...

E diciamocelo: già fece un capolavoro creando la donna, ma quando la fece diventare madre superò sè stesso!

Cronaca semi-seria di quest'ultima settimana...

Capita che io debba assentarmi un paio di notti per lavoro, la nonna (mamma-bis) corre in aiuto e Fede per la scuola però deve andare più o meno in autogestione.
Ma è tutto sotto controllo: sabato mattina lo affido al padre con consegne scolastiche relative.
"Guarda che lunedì c'è la verifica di inglese, le cose le sa deve solo ripassare come si scrivono certe parole. E poi deve studiare storia, scienze e geografia. Sa fare da solo, si tratta solo di verificarglielo prima di lunedì." Il padre fa sì con la testa, per nulla rincuorata io guardo negli occhi il Topolo e gli dico "Mi raccomando!".
Telefonata da fuori del lunedì alle 18: "mi ha interrogato in storia ma non ho saputo rispondere". Mi farfuglia una giustificazione (oddio, ha ragione lui... era una cosa che io avevo liquidato come esempio di un concetto e che per la maestra invece era da sapere...) ma dato che la maestra ci ha dato una possibilità per il prossimo lunedì non si scappa. "Stasera e tutte le sere da qui a lunedì prossimo studi storia dall'inizio!". Mamma cattiva, si, ma se deve essere lezione, che lezione sia.
Rientro il martedì sfatta dalla trasferta con solo tanta voglia di riposare un po' che mercoledì ho un'altra giornata lunga. "Mamma, la maestra di inglese dice che ho sbagliato la verifica di inglese". Sgrano gli occhi, non ho la forza, giovedì c'è la seconda parte della verifica, guardo mia madre che ricambia il mio sguardo e mi dice silenziosamente "no, inglese non ce la posso fare". Riabbasso gli occhi sul Topolo che sta sempre aspettando una mia reazione... "ma cos'hai sbagliato?" "non lo so, dice che ho fatto tanti errori sui numeri ma io li sapevo".
Calma e sangue freddo, prima ceniamo poi facciamo. Non c'è tempo per il divertimento, stasera si corre ai ripari: sul quadernino di casa gli faccio scrivere tutti i numeri da 1 a 20 e poi le decine e track che scopriamo subito che il 15 e il 40 non si scrivono così... Però gli altri li sa benissimo quindi non mi capacito...
Pazienza, quando ci consegnerà la verifica lo capiremo, intanto scrivi 10 volte fifteen e 10 volte forty così non te lo dimentichi più.
Già che ci siamo, ripassiamo tutti i vocaboli e le regole dall'inizio??? ECCHEDIVERTIMENTOOOO! Per me quanto meno, c'è di buono che per lui è solo un modo per chiacchierare con me e quindi si fa venire la voglia.
Il mercoledì mattina distribuisco compiti per la giornata "mentre vai a scuola ripeti alla nonna il mito dell'origine del mondo e la teoria del Big Bang e quando torni a casa traduci le frasi che ti ho lasciato sul quadernino, scrivi i giorni della settimana e poi quando arrivo io verso le otto e mezza prima di andare a letto ripassiamo ancora". Torno a casa alle 20.30 e si fa quello che avevo promesso.
Giovedì sera... dopo l'ennesimo ripasso di storia - a cui abbiamo aggiunto anche geografia e scienze - ci guardiamo "the sing off"... io ne ho bisogno!
Venerdì pomeriggio: tutti in piscina (io e lui) e poi pizza in casa... ve lo devo dire che la pasta per la pizza l'ho preparata alle 5 di questa mattina?
Sabato mattina: compiti... "mamma non ci hanno dato il quaderno di matematica!". Prima di inveire contro di lui, veloce sms a mamma di classe solidale che mi conferma il problema. Decidiamo a stretto giro di whatsup di usare fogli volanti da inserire lunedì nel quaderno. E nel frattempo? Topolo l'ho mandato a studiare tutto quello che deve studiare.
Pranzo fuori, compro le scarpe per me dopo 2 settimane che ero senza tacco e facevo ciak ciak per l'ufficio. No, non ne ho un solo paio ma quelle che uso prevalentemente in ufficio sono quelle che mi permettono di fare le corse con i tacchi anche se piove e i marciapiedi di Milano diventano scivolosi.
Tutti in piazza Castello che si fa l'Albero di Natale con i Legoooooo. No amore, mamma non entra, ti guardo da fuori. Si però poi mi rompo a guardarti da fuori... possiamo andare che son 2 ore che sono qui in piedi al freddo???
Spesa, già che ci sono facciamo la focaccia stasera? Se non ti va, te la mangi lo stesso perchè l'ho messa a lievitare questa mattina e quello c'è.
Prima di cena? Ripassino veloce di storia dai. Poi però film senza pensieri.
Domenica mattina? Suona sempre la sveglia in casa nostra, perfino per la messa delle 10 che essendo dedicata ai bambini non possiamo mancare. Oddio no, siamo in Avvento dobbiamo arrivare anche prima... sbrigati!!! "ma neanche la domenica posso fare con calma?".
No. Benvenuto nella vita.
E prima di pranzo? Dai, ripassa geografia, si lo so che è per martedì, ma lunedì pomeriggio c'è il catechismo, torni tardi e devi fare i compiti di inglese.
Io intanto preparo le tagliatelle che faccio alla svelta e con il mattarello mi faccio pure i bicipiti.

Fermi tutti! Dopo pranzo ci sono le partite! E la mamma si butta sul divano e si riposa!
Aspetta però che prima faccio partire una lavatrice così quando finisce la partita stendo...
Si, tu gioca con i tuoi adorati Lego che te lo meriti. Si si, li puoi portare tutti in salotto. Quando mi sveglio ricordami solo che non posso muovermi sul tappeto senza ciabatte.
Ma come? E' già ora di cena? Hai fatto la doccia? Si si, poi mangiamo i toast (non ho la forza di fare altro).

E' domenica sera, sono stanca... Meno male che domani vado in ufficio!

E diciamocelo, quando Dio ha creato la mamma ha fatto cosa buona e giusta, però poteva anche dotarla di batteria ricaricabile!

martedì 28 aprile 2015

(NON) AMORE

Ieri TopoFede ha assistito ad un momento di vita terribile.
Il papà di una sua compagna di classe ha tentato di portarla via alla madre all’uscita da scuola.
Non parlo di ragioni dei singoli, non voglio esprimere giudizi, è una separazione difficile e per motivi profondamente tristi ma i tribunali si stanno già occupando di questo.
Voglio parlare dei fatti a cui mio figlio ha assistito.
Ha visto gesti violenti nei confronti della madre della bambina, ha visto reazioni inconsulte da parte di un padre… fortunatamente ha visto anche tanti altri adulti fare cordone attorno alla bimba per proteggerla fino all’arrivo della polizia.
“Come ti sei sentito?”
“Ho avuto paura”
E io sono arrabbiata perché non posso proteggerlo dalla paura.
“E cos’hai fatto?”
“Insieme a X e Y, siamo stati vicino a Lei (la bimba “oggetto” del contendere) e l’abbiamo portata lontana mentre la Tata insieme agli altri adulti calmavano suo papà”
E io sono fiera di lui perché non ha pensato solo alla sua paura ma a far parte del gruppo che nel gesto comune ha tentato di porre rimedio alla situazione che si era generata.
“… però mamma non ne voglio più parlare”
E invece no, ne parleremo ancora. Anzi, ne parliamo ancora.
“Ma cosa ti ha spaventato?”
“… insomma, lui è il suo papà e voleva far del male alla sua mamma e anche a Lei”
Hai ragione: l’amore di un papà dovrebbe essere protettivo, non violento.
“Cosa pensi che sia successo?” “Il suo papà è molto arrabbiato”
“e quindi se è arrabbiato è giusto che sia violento?” “no, quello no… ma perché non lo chiede con il suo avvocato?”
Ed eccolo qua il piccolo uomo, quello che sa che a volte le mamme e i papà si parlano tramite gli avvocati. Quello che sa che ci si può arrabbiare ma non fino a far del male al tuo stesso figlio o a sua madre.
Quello che un giorno mi ha chiesto di non litigare più con il suo papà perché lui ci rimaneva male e io e suo padre abbiamo obbedito (e non solo di fronte a lui). Perchè entrambi amavano lui più di quanto ci piacesse litigare tra di noi.

HO AVUTO PAURA.
E quanta paura avrà avuto e avrà ancora quella bimba che ha visto suo padre così?
E quanti ce ne sono di bimbi che hanno paura per lo stesso motivo?
Perché in tanti casi bisogna aspettare che succeda qualcosa di brutto prima di fare qualcosa? Perché abbiamo bisogno delle vittime e non possiamo prevenire?

Tante, troppe domande senza risposta. Non ne avranno stasera e nemmeno domani. Ma che sia possibile un giorno fare qualcosa e non solo aspettare che accada il peggio e pensare "che brutto il mondo in cui viviamo".

mercoledì 4 marzo 2015

IL BELLO DELLA VITA

Topolo è sereno.
Non è una cosa che dico con leggerezza, anche lui ha i suoi alti e bassi aggravati dal fatto che nonostante i suoi 9 anni scarsi ha una sensibilità che nei periodi peggiori sfocia in fragilità e che si esprime principalmente quando la sua mamma-scudo non c'è. In modo pessimo, sempre. E inaspettato, anche per lui.
Ma è dallo scorso Natale che vive in una dimensione particolarmente positiva, nell'ultimo mese poi il filotto festa di carnevale-tanti weekend con mamma-tanti bei voti a scuola-la raccolta delle figurine dei calciatori come i suoi compagni-la gita a Torino-la zia+cugina che passano la giornata con noi a Milano nei luoghi che lui sceglie-la nonna che viene a trovarci lo hanno messo in una buonissima condizione.
Si vede fuori e si vede a casa.

Perchè se è sereno accetta di crescere.
Quando si sente fragile lo rifiuta.

Crescere in questo momento per lui significa "faccio io", che non è il "faccio da solo" dei 3-5 anni che ti si incastra sempre quando hai fretta, quando non puoi permettergli di fare da solo, quando fare da solo significa che poi tu devi pulire e mettere a posto.
E' un "faccio io" a valore aggiunto.
"Ti devo guardare i compiti?" "No, mamma stai tranquilla".
"Ti aiuto a ripassare geografia?" "No no, ho già fatto" (e mi torna a casa con un "molto preparato" che lo inorgoglisce a dismisura perchè è tutto suo).
"Fede, non mi sento bene, ti dispiace se mi metto sul divano?" "No no, quando finisco di mangiare vengo a farti compagnia"e naturalmente prima di raggiungermi sparecchia.
"Io preparo la pizza, tu occupati delle borse della piscina" "Va bene, faccio anche la lavatrice?".
"Nonna, la so io la strada, non preoccuparti".

Ogni risposta così a me stringe il cuore. E' come se lo vedessi a poco a poco corrodere il vero "cordone ombelicale" che ci unisce da quando è nato.
Ma dato che il periodo è buono, spingo sull'acceleratore.
Gli ho tolto la sponda del letto (non ne aveva bisogno da mo' ma rifiutava di toglierla e il fatto che fosse montata nel lettino scoraggiava me); in cambio diventa più facile sdraiarmi accanto a lui per coccole e confidenze. E tirarlo giù dal letto la mattina!
Per attraversare la strada comanda lui, io mi fermo sul marciapiede e aspetto.
La luce prima di dormire la spegne lui quando ha finito di leggere.

E ogni tanto mi fermo ad osservarlo: chi è questo "uomino"? Che fine ha fatto il mio bambino?

Naturalmente la strada da fare è ancora lunga, ma io - che fino a ieri ero preoccupata per la sua autostima e indipendenza - comincio un po' a tirare fiato, a vedere i primi risultati di un percorso.
Intendiamoci, non è pronto ad uscire di casa anzi, in questo momento quando si pensa grande mi chiede "ma tu dove sarai?".
E continua ad avere le sue paturnie, le sue paure, la sua voglia di giocare sempre e comunque.
E continua a sorridere nel cuore della notte quando gli lascio una carezza e un bacio, proprio come faceva da neonato.
"Te ne do abbastanza di baci secondo te?" e mi sorride con la faccia di un gatto che fa le fusa.

"Slipping through my fingers all the time
I try to capture every minute
The feeling in it
Slipping through my fingers all the time
Do I really see what's in his mind
Each time I think I'm close to know it
He keeps on growing
Sometimes I wish that I could freeze the picture
And save it from the funny tricks of time"

Faccio le mie fotografie, le salvo in cloud e nell'archivio dell'anima.

P.S. C'è un motivo se non riesco a vedere "Mamma mia" più di una volta all'anno...

giovedì 22 gennaio 2015

SANT'ANTONI CHISOLER...

"...S'at fè mia al chisol at ven so 'l graner"
Ogni anno il 17 di gennaio ho due appuntamenti importanti: il compleanno del cognato e il chisol.
Si, perchè ogni anno mi alzo, mi rendo conto che è il 17 di gennaio e sento nella testa la voce della nonna Dina che mi dice questa cosa in dialetto mantovano.
A far proprio le pulci, ho scoperto nel tempo che il chisol mantovano non è proprio quello che faccio io, ma è salato (versione magnum della "chisolina" o schiacciatina) oppure neutro con l'uva passa.
Quello che faccio io e che fa parte dei dolci ricordi della mia infanzia sembra invece più una tradizione della provincia bresciana, ma tant'è: la mia nonna lo faceva dolce e a conti fatti è una delle poche torte che adoro.

Non sono la cuoca più brava del mondo. Mio figlio pensa di sì ma semplicemente perchè ho dovuto adattare totalmente la mia cucina ai suoi gusti (e quindi non-cucinare, assemblare materie prime in modo semplice).
E diciamolo, mi imbarazza sentirmi dire dalla maestra "Federico a scuola non mangia perchè dice che sua madre cucina meglio" essendo consapevole delle mie lacune in materia.
Anche se forse a cucinare meglio di Mi-lano Ri-storazione ci vuole veramente poco...

Comunque, il mio chisol piace.
E allora vi regalo la ricetta.

150 gr di burro (niente alternative salutiste, o si fa o non si fa)
170 gr di zucchero
3 uova
350 gr di farina 00
50 gr di fecola (si può anche arrivare a 70 gr ma scendere a quel punto a 330 di farina)
1 bustina di lievito (io uso il Paneangeli, altrimenti che tradizione sarebbe)
1 pizzico di sale
1 pizzico di bicarbonato
latte intero q.b.

Tiro fuori il burro una mezz'ora prima così da farlo ammorbidire.
E intanto accendo il forno a 175°.

Mescolo le uova con lo zucchero con il robot da cucina così da montarle un po'.

A parte con il setaccio mescolo le "polveri": farina, fecola, lievito, sale e bicarbonato.
Una volta setacciate le aggiungo nel robot continuando a mescolare a velocità minima (altrimenti il motore si fa male...) e aggiungo il burro a fiocchi fatti con le dita senza fermare, un pezzetto per volta.

Spengo, lascio riposare per 2 minuti, poi riaccendo e aggiungo il latte a filo fino a quando il robot "non fa più fatica", fino a quando l'impasto è cremoso ma ancora sodo, non troppo liquido.
A questo punto lascio tutto a riposare mentre imburro e infarino per bene la teglia.
Tra i miei acquisti futuri c'è sicuramente un fornetto agnelli, al momento uso una normalissima teglia da forno per ciambelle e il forno.
Non lesinare mai su burro e farina per la teglia, pena il mancato distacco dalla forma una volta cotto!

Verso il composto nella teglia cercando di livellarlo il più possibile mentre lo distribuisco. Se non ci riuscite, lasciatelo lì per un po' che grazie alla fisica si livella da solo (se non lo fa, è troppo denso).

La cosa buona del chisol di mia nonna era la crosta, che nessuno in casa poteva "sbecolare" (ovvero smangiucchiare lasciando agli altri la parte sottostante) tranne mio padre. A casa mia questo privilegio non è concesso nemmeno al Topolo, invece.
Comunque, per fare la crosta basta distribuire sul composto già in teglia dello zucchero, un piccolo velo su tutta la superficie. Niente spennellamenti, niente di niente, fa tutto da sola.
Se invece preferite, potete utilizzare la granella di zucchero (versione preferita da Topofede).

Nel mio forno cuoce a 175° per 40 minuti più 5 a forno spento e portellone semiaperto per farlo asciugare un po' di più. In ogni caso, verificate sempre la cottura interna con uno stuzzicadente (io uso quelli da spiedino per controllare bene il fondo).

A piacere si può aggiungere la vanillina, la scorza di limone grattugiata, un po' di rum nell'impasto per farlo più aromatizzato, a noi va bene già così.

Il risultato? Questo!

A questo punto, essendo secco, si accompagna bene "pociato" in liquidi differenti a seconda dell'età o dei momenti della giornata.
In particolare nel latte e nel lambrusco. Ai palati più nobili piace con il malvasia, ma io son contadina dentro e il malvasia lo trovo troppo dolce.

Ha anche la caratteristica di fare tante briciole... da consumarsi consolatoriamente dopo che qualcuno prima di voi si è mangiato l'ultima fetta, a mo' di muesli (e anche qui, latte o lambrusco, fate voi!)

Che dire ancora? E' la torta più facile del mondo, a prova di cuoca inetta (vale a dire, la sottoscritta).

mercoledì 12 novembre 2014

SENTIRSI CHIAMATI IN CAUSA...

Fin qui, in questo mio spazio, non ho mai voluto esprimere opinioni personali etiche o politiche, perchè non mi piace fare polemica e perchè non ho voglia di essere fraintesa.
Ma questa volta mi prude il ditino e non ce la faccio più...
Ce l'ho con chi si scaglia contro le adozioni da parte di coppie omosessuali.

Parto dal fatto che chi vuoi amare è un po' un fatto tuo, che la cosa importante e così difficile a questo mondo è amare e essere amati, che non mi interessa il sesso con chi lo fai e nemmeno con chi lo farai: io credo profondamente nella libertà di amare chi meglio ti corrisponde e punto.

Semplificando un po' di passaggi, si può affermare che quando ci si ama, diventi quasi naturale il desiderio di famiglia.
E fin qui tutto bene.

Ma se leghiamo il diritto di amare chi vogliamo con il desiderio di famiglia, si scatena il putiferio.
Una volta era "se non sei sposato, non puoi avere figli" e questo assioma sembra definitivamente superato con questa mia generazione.
Ora è "se non lo fai con chi è 'giusto' farlo, allora non puoi avere figli".
Perchè altrimenti tuo figlio cresce senza un padre (o una madre) e sarà diverso dagli altri.

UDITE UDITE: IO STO CRESCENDO UN FIGLIO DIVERSO! Perchè nonostante lo abbia fatto con la persona del sesso giusto e persino da sposata, in questo momento è un'innegabile verità che io lo stia crescendo al 90% da sola. Ed è pure un maschio. Ed è circondato dall'amore di tante donne, che pur non amando me, si prodigano al massimo per lui. E in più ci sono il nonno, gli amici, gli zii come maschi di riferimento, senza bisogno che ce ne sia uno in casa. Il padre c'è ma si vede poco.
Ma non ci sono solo io: ci sono gli altri genitori single per caso o per scelta, ci sono quei genitori che hanno lottato contro un tribunale pur di affermare il proprio diritto ad amare, ci sono quei genitori che si sono presi la responsabilità per evitare ad un bambino di rimanere solo. Ci sono i genitori temporanei, quelli che per assicurare ai propri figli un destino diverso si devono allontanare da casa.
Ci sono tanti tipi di famiglie e sono tutte diverse tra loro.

La verità è che l'unica famiglia giusta è quella in cui ci si sente amati. Poco importa se la persona che ti cresce con dedizione e rispetto è un tuo consanguineo o no.
Il genitore che ognuno di noi ha in mente quando diventa grande è quella persona che ci ha curato da malati, che ci ha abbracciato quando piangevamo, che stava accanto a noi ma un passo indietro quando volevamo mostrarci indipendenti. Quella persona con cui abbiamo litigato per diventare forti nei nostri pensieri, quella che -al primo segno di fragilità- ci è venuta voglia di accudire da grandi.

Essere genitori non è una questione di sesso, essere famiglia non è una questione di numero o tipologia di componenti. Fare un bambino non è solo una questione di ovuli e spermatozoi, ma di formazione dell'identità di un individuo. Lo scoglio non è fare un bambino, ma far si che diventi una persona in grado di dare amore a sua volta (a chi vorrà anche nel suo caso). Poi se lo vogliamo crescere in base ai nostri sacrosanti principi, liberissimi di farlo: in casa nostra valgono le nostre regole, essere coerenti con il proprio credo -non solo religioso- è un esempio importante. Ma non pretendiamo che i nostri principi siano quelli di tutti. O che non sia possibile cambiare idea se qualcuno ci dimostra che stiamo andando nella direzione sbagliata. Naturalmente nel rispetto delle leggi e degli altri individui.

Per cui smettiamola, per cortesia, di parlare di famiglie diverse. Ci sono persone e storie che formeranno singoli individui. E quanto più saranno diversi tra loro questi individui, tanto più ci sarà ricchezza nel mondo, curiosità, spirito critico, dialogo, voglia di andare là dove non siamo mai stati.

Insegnare ai bambini che esiste un solo modello di riferimento per essere felici e "a posto" è un rischio per loro: si deprimeranno la prima volta che si sentiranno diversi dal modello. Lo so, perchè io sono cresciuta con un modello in testa (non inculcato, ma vissuto) e quando sono uscita dai binari mi sono sentita una fallita. Ed è stato solo grazie all'educazione alla diversità dei miei genitori che ho capito di poter essere felice da madre "diversa" e che in ogni caso la fine di qualcosa è solo un passaggio, non un fallimento. E il primo dovere di un genitore è preparare il terreno fertile per la felicità adulta del proprio figlio, qualunque siano le scelte che farà.

E dopo questo personale sfogo, chiunque è libero di commentare come crede, che sia contro o a favore. Leggerò tutti, non risponderò - per scelta - a nessuno.

giovedì 6 novembre 2014

STUDIARE (?!?!?) SCIENZE (O STORIA O GEOGRAFIA)

Classe terza, nuove sfide.
Ci sono i compiti tutti i giorni (ma su quelli c'è molta autonomia e le maestre non sono poi così cattive) e poi c'è da studiare.
E non è per niente facile studiare.
Per il Topolo però è facile leggere e questo - sembrerà assurdo - è quasi un problema.
Si, perchè lui legge (pure velocemente) poi arriva e dice "ho studiato".
Alla terza arrabbiatura con la voce che toccava gli ultrasuoni, e quindi lui non mi sentiva più ma il cane della vicina abbaiava a più non posso, ho realizzato che ancora una volta si trattava di fargli capire in un modo che potesse capire.
Dopo il successo del "metodo tabelline", mi ritrovo a pensare ancora una volta fuori dagli schemi.
Analizziamo la questione: lui legge e capisce e questo è già mezzo lavoro fatto. Però ci sono da imparare delle parole nuove e soprattutto la gestione dell'interrogazione con ansia e imbarazzo relativo.
Per la questione parole nuove, Santa Lucia un paio di anni fa aveva gentilmente portato un vocabolario per i bambini ("E' lo stesso che ha la maestra" mi cinguetta il Topolo, ottimo così possiamo fidarci di quello che dice il vocabolario...) e adesso che l'ordine alfabetico non è più un dramma, il ragazzo ci si affida volentieri, perdendosi ogni tanto nelle pagine a leggere di parole nuove, così come faceva tanto volentieri la sua mamma alla stessa età. Che bella questa sensazione!
Poi affrontiamo il discorso "parole chiave", che devi proprio usare quelle lì e non le puoi cambiare.
Individuate, si sottolineano e si memorizzano pedissequamente (foglia, margine, nervatura, picciolo...).
A questo punto viene il bello.
"Mamma ho studiato, me lo provi?"
"No, ne riparliamo tra un paio d'ore"
"Ma poi me lo dimentico"
E bravo... è proprio lì la questione. "Se pensi di potertelo dimenticare, studia ancora"
Il ragazzo si rifugia nella cameretta dove lo confino a studiare, dopo aver messo un muso che lascia la scia, tipo bava di lumaca, dalla sala. Rifuggo il senso di colpa di lasciarlo solo di fronte ad uno scoglio che gli sembra insormontabile. Abbiamo tempo.
Dopo una ventina di minuti, colpita dal silenzio che regna in cameretta, mi appropinquo alla porta senza palesarmi.
Lo sento che sta sommessamente ripetendo le due paginette di scienze.
Dentro di me sono orgogliosa: il messaggio è passato. Ma sono anche incuriosita... è stato quasi troppo facile.
Butto dentro la testa facendo meno rumore possibile perchè non voglio interromperlo.
La scena è questa: è seduto sul letto, guarda verso la testiera, il libro è aperto dietro di lui, ma la cosa più bella è davanti a lui.
Ha tirato fuori tutti i peluche (non li conto!) e sta insegnando loro la lezione come se fosse il maestro. Li guarda con intenzione, bello convinto. Ogni tanto si gira verso il quaderno e controlla di aver detto tutto per bene. E poi ricomincia.
E proprio durante uno di quei "giramenti di testa", mi intravede sulla porta. Io resto in silenzio, lui mi fa un sorriso complice.
Ho capito che hai capito.
Mi muovo dalla porta e lo lascio solo con i tuoi peluches. Torno in sala con la sensazione che pur non avendo fatto niente, ho fatto la cosa giusta. Questa volta ha trovato da solo il modo di fare quello che deve fare in una dimensione di gioco.
Me lo conferma dopo 10 minuti: "mamma ho giocato a fare il maestro"
E' tutto qui.
Per premio, prendo tutti i peluche e li butto in lavatrice. Se devono proprio andare a scuola anche loro, è giusto che siano puliti e profumati.
"Mamma, me la provi?"
"No, te la provo dopo pranzo"
"Va bene"
Quando si dice sentirsi sicuri...